Cina

In Cina non esiste la traduzione della parola “vino” e spesso viene sostituita da “chiew” che indica un generico fermentato o distillato vegetale. La storia della viticoltura in Cina ha radici lontanissime e l’attuale vigneto pone questo paese al 7° posto nella produzione mondiale, con 13 milioni di ettolitri di vino. Oltre alla varietà della Vitis vinifera è molto diffusa la coltivazione di due vigneti autoctoni inadatti alla produzione di vini di qualità: Vitis amurensis e Vitis thunbergii. Le prime coltivazioni di vite documentate sono legate a barbatelle portate dall’Uzbekistan dal generale Chang Chien durante la dinastia Han intorno al 130 a.C., mentre le prime notizie riguardanti un sistema di vinificazione simile a quello dei paesi occidentali risalgono al VII secolo d.C. I primi tentativi di vinificare uve occidentali per produrre vini in stile europeo risalgono alla fine del XIX secolo, quando il governatore Zhang Bi Shi fondò Chang Yu Winery nello Shandong e fece impiantare una tipologia di riesling con la consulenza di un enologo austriaco. Lo sviluppo della vitivinicoltura si bloccò nel 1949 in seguito alla nazionalizzazione di tutte le cantine. L’obiettivo diventò quello di aumentare la produzione a discapito della qualità e nacquero vini dolci e sciropposi spesso ottenuti dalla miscela di fermentati d’uva ed altre materie prime. Solo intorno al 1970 il governo tornò ad incoraggiare la collaborazione con aziende straniere per creare vini di qualità.

In Cina il vigneto, situato nella zona nord-orientale, si estende dalla regione di Ningxia a sud della Mongolia verso est fino al confine con la Corea del Nord e occupa circa 550.000 ettari, ma è in aumento esponenziale ogni anno. Il consumo di vino è quasi quadruplicato nell’ultimo decennio anche se resta molto basso, circa 0.5 l/procapite/anno.

Hong Kong, Pechino e Shangai hanno un buon consumo di vino, soprattutto di grandi Chateau bordolesi, Champagne e vini di Borgogna e si stima che nel 2010 quasi il 40 % dei vini aggiudicati nelle aste mondiali sia andato in case, collezioni e ristoranti cinesi.

La cucina cinese è una delle più complesse ed articolate e si divide in 4 scuole principali: Shandong, Sichuan, Jiangsu e Guangdong. Il riso abbinato ad ortaggi e soia, carni, pesci e spezie, compone un pasto nel quale le portate alternano sapori dolci, agrodolci e salati.

Non esistono leggi specifiche relative alle zone di produzione. Il mercato del vino è disordinato ed approssimativo.

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In breve…

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Clima = continentale, con estati calde ed umide ed inverni piuttosto secchi e freddi.

Terreno = alluvionale con enormi quantità di detriti portati dai grandissimi fiumi. Sulle pendici di alcune montagne il terreno è granitico con rare zone ricche di argilla.

Vitigni chiave = cabernet sauvignon, merlot muscat d’Hambourg e dragon’s eye (vitigno autoctono a bacca nera dell’Hubei).

Viticoltura = la produzione di uva mira alla quantità con rese superiori ai 150 q/ha ottenute con sistemi a tendone, mentre pochissime aziende usano il guyot ed ottengono vini carissimi con qualità relativa.

Zone chiave = Ningxia Hui (l’azienda Dragon’s Hollow coltiva chardonnay, riesling e cabernet), Yantai-Penglai (bassa qualità), Shanxi (l’azienda Grace Vineyard punta sul Merlot), Shandong (Chateau Changyu azienda del 1892 produce interessanti Chardonnay esportati anche in USA), Liaoning (grandi investimenti per icewine, tipologia per cui la Cina si avvia a diventare il maggiore produttore al mondo), Hubei (azienda Great Wall produce vini da vitigni a bacca nera bordolesi poco strutturati).

 

Alcuni Abbinamenti:

I ravioli di carne/verdure al vapore, i wanton fritti, gli involtini primavera si possono abbinare con un Riesling od un Gewurztraminer dello Shandong, mentre l’anatra alla pechinese laccata al miele con uno Chardonnay di buona struttura. Piatti più complessi come il maiale in agrodolce, il montone farcito di pollo o preparazioni a base di manzo declinate a sapori agrodolci si possono abbinare con un calice di vino rosso ottenuto dal vitigno locale longyan.

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