Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda è l’estrema terra meridionale del mondo enologico ed è caratterizzata dall’asprezza delle montagne che nascondono vulcani in perenne attività che si fonde alla morbidezza di pascoli verdissimi. La viticoltura neozelandese è giovane ed è orientata soprattutto alla produzione di vini da monovitigni di origine francese. Lo slogan “vini da un clima fresco” identifica il carattere della produzione: fruttati, freschi, con un corredo aromatico leggero ma elegante.

Il contributo decisivo alla vitivinicoltura fu dato da Romeo Bragato, un italiano che intorno alla fine del 1800 iniziò la zonazione del territorio, un’accurata analisi dei suoli e dei microclimi ed individuò le zone più vocate. Ad oggi il concorso enologico più prestigioso della Nuova Zelanda porta il suo nome: Romeo Bragato Wine Awards.

In pochi anni è arrivata alla produzione di circa 2.3 milioni di ettolitri di vino, con un consumo procapite di circa 20 l/anno. Fino al 1970, quando il consumo di vino era pressoché inesistente, i 2/3 delle vigne erano costituiti da ibridi tra le varietà americane ed europee che davano vini piuttosto grossolani, e la produzione si orientava sui vini liquorosi venduti con improbabili nomi di Sherry o Porto. Dal 1980 crebbe l’interesse verso i vini secchi di qualità e si cominciò a cercare i terreni più vocati, oggi sottoposti a costanti sperimentazioni.

La forma di allevamento della vite più diffusa è la VSP (Vertical Shoot Positioning) in pratica controspaliere potate e guyot laterale e cordone speronato. La densità di impianto è in genere 220 ceppi/ha, che aumenta nei terreni più poveri. Nei terreni più fertili del nord è diffusa la Lira, sistema di allevamento a doppia spalliera che consente di dare sfogo alla vigoria della pianta garantendo una buona produttività ed una discreta qualità. Le tecniche di vinificazione tendono a premiare il corredo aromatico con l’illimpidimento statico piuttosto che drastiche filtrazioni.

Sauvignon Blanc = è la punta di diamante dei vini neozelandesi, il simbolo del vino neozelandese nel mondo. Pur essendo l’uva a bacca bianca più diffusa, è a Marlborough che si esprime al meglio. Fermentato in acciaio, ha sfumature di ananas, frutto della passione, lime, uva spina e pompelmo con un gusto fresco e vibrante ed un’accentuata sapidità e lunga persistenza aromatica.

La vite fu introdotta nel 1819 dal reverendo Samuel Marsden, un missionario inglese che impiantò alcuni ceppi. Oggi il futuro vitivinicolo di questo paese ha un futuro incerto dovuto al problema della qualità piuttosto che della quantità. Le aziende si avvalgono id moderne tecnologie, in alcune zone si ricorre all’irrigazione a goccia per far fronte alla scarsa piovosità e si vendemmia meccanicamente per ovviare alla ridotta disponibilità di mano d’opera e per contenere i costi di produzione. Si utilizza il tappo a vite. Non potendo puntare sulla competività economica, mirano ad elaborare vini di qualità ed a collocarli nella fascia di eccellenza dei mercati (Australia, Regno Unito, Stati Uniti…) dove hanno raggiunto l’invidiabile record di prezzo medio a bottiglia più elevato del mondo. Le aziende produttrici sono: Villa Maria Estate fondata nel 1961, Constellation e Pernod. Sul territorio esistono circa 500 produttori, ma il peso dei gruppi inglesi è preponderante.

In breve…

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Clima = Isola del Nord: umido e temperato; Isola del Sud: fresco e soleggiato, le vigne ad est sono riparate dalle montagne, a volte piogge eccessive.

Terreno = prevalentemente argilloso e vulcanico, a Marlborough sono ciottolosi.

Viticoltura = perfetta gestione del rapporto tra superficie fotosintetizzante e carico produttivo;

Vitigni chiave = bacca nera: pinot nero, merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, sirah; bacca bianca: sauvignon blanc, chardonnay, pinot grigio, riesling.

Zone chiave = Isola del Nord: Auckland, Gisborne, Hawke’s Bay (cabernet sauvignon e merlot), Martinborough (pinot nero). Isola del Sud: Nelson, Marlborough (sauvignon e chardonnay), Canterbury, Central Otago (Pinot nero).

Alcuni abbinamenti:

La cucina neozelandese ha una forte influenza inglese dovuta al fatto che quasi tutta la sua popolazione è originaria dell’UK, ma le successive immigrazioni del sud-est asiatico e dall’Europa l’hanno arricchita ed aperta a nuovi sapori. La Nuova Zelanda è popolata da 40 milioni di pecore contro 4 milioni di persone e per questo l’agnello è uno dei piatti tipici, che si sposa benissimo con il Pinot nero, dall’impronta fresca ben mitigata da una calibrata morbidezza. Il mare offre le greenlibbed mussels, cozze giganti, ostriche di Bluff, tuatua (simili a vongole) perfetti per il Sauvignon Blanc dalla delicata ed elegante aromaticità. I fiumi danno ottimi salmoni affumicati nel legno di manuka che sono valorizzati da grandi Chardonnay con l’acidità naturale equilibrata dalla fermentazione malolattica e dal riposo in legno.

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