Sono un po’ emozionata: finalmente venerdì 7 ottobre 2016 è iniziato il mio viaggio all’insegna dei migliori vini spumanti d’Italia per brindare insieme al 60esimo compleanno della Fiat 500! Sono partita un po’ in ritardo sulla tabella di marcia… ma non mi aspettavo che già così tante cantine aderissero fin dalla prima edizione… quindi grazie di cuore a tutti per il sostegno! La mia guida vini spumanti 500 bolle in 500 è più un diario di enoturismo italiano, anzi di turismo enogastronomico. D’altronde cosa c’è di più bello di percorrere la nostra splendida Italia assaggiando cibi meravigliosi e degustando vini sublimi?

Dato che il 9 ottobre mi ero ripromessa di passare da Roberto Rossi a Girba a ritirare il miele di quest’anno che ha prodotto Ottavia, la “mia” ape regina, ho deciso di partire con il tour di 500 bolle in 500 proprio dal Piemonte, precisamente dalla zona dell’Erbaluce di Caluso DOCG Spumante metodo classico. Roberto e la sua famiglia da tempo hanno avviato il progetto MyBee – Adotta un alveare. Fin da subito l’ho trovato un progetto bellissimo, sostenibile e perfetto per tutti gli amanti della natura come me! In pratica puoi adottare un alveare, dare il nome all’ape regina, partecipare agli eventi riservati agli adottanti e creare le tue etichette personalizzate. Ogni anno ritiri il miele a Girba, con una bella festa in famiglia, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Sai che bello regalare a Natale ai tuoi amici o ai tuoi clienti il miele biologico delle tue api? e poi è davvero buonissimo!!! Per maggiori informazioni puoi visitare il loro sito il miele bio di Girba.

Prima di creare la mia guida vini spumanti ammetto che non ero una grande conoscitrice dell’Erbaluce di Caluso DOCG Spumante anche perché questo vitigno è noto soprattutto per i suoi passiti deliziosi, capaci di invecchiare in botte per lunghi anni grazie alla sua spiccata acidità. Sono quindi davvero soddisfatta di essermi fatta una cultura su questa DOCG che è davvero straordinaria e non ha niente da invidiare a Spumanti Metodo Classico più blasonati!

Sono partita in leggero ritardo intorno alle 4 di pomeriggio di venerdì e c’era davvero un traffico allucinante… per non parlare dell’incidente che ho trovato in autostrada a Trezzo sull’Adda con una macchina totalmente incendiata! Passarci vicino mi ha fatto venire i brividi, ricordo ancora quanto mi bruciava il braccio sinistro per il calore delle fiamme quando ci sono passata di fianco! L’incidente mi ha fatto saltare la prima cantina che dovevo visitare, Cascina Zoina, di cui ho degustato i campioni del Ricardo Rosé Extra Brut V.S.Q. Metodo Classico. Sarà per il mio prossimo tour piemontese… non me la perdo per nessun motivo! 😉

La prima tappa è stata a Vercelli, al Ristorante Christian & Manuel dei Costardi Bros!

costardi bros vercelli hotel cinzia

Personalmente quando sono entrata in sala ci sono rimasta un pochino male: l’ambiente è datato e non particolarmente curato e non rispecchia una cucina così giovane e brillante. I due fratelli Costardi sono stati tuttavia molto bravi a giocare con la luce per valorizzare alcuni punti della sala, come le fotografie e la vetrina. Il tovagliato è molto bello anche se non amo le tovaglie che arrivano fino ai piedi e le sedie ricoperte: mi piace un’interpretazione più fresca dell’arredamento, con i materiali lasciati a vista, magari valorizzati da un bel sottopiatto (perché non quelli di Dag Style che sono stupendi?). Il pavimento è datato, i mobili sono datati, la statua del cameriere… beh ecco… Però sottolineo ancora la loro bravura a tentare di modernizzare un ambiente simile con un gioco di luci davvero piacevole che nel complesso sa rendere gradevole il locale.

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Le fotografie che ritraggono loro e alcune scene di cucina in bianco e nero warm le ho trovate splendide, anche se non sono molto in linea con il resto della sala. La mise en place è un pochino minimal: sulla tavola non è presente nulla che non sia il piatto, le posate, il tovagliolo e i bicchieri. All’arrivo mi è stata portata una lampada di design che illumina con sapienza il cibo, ma personalmente ho sentito la mancanza di un centrotavola e di almeno un fiore fresco.

costardi bros ristorante vercelli

Dei vini ne parlerò a parte… ma visto che il benvenuto è stato con una bella bollicina direi che il capitolo 500 bolle in 500 – Tempo 1 non può che iniziare da qui! Il Valentino Riserva Elena 2011 Rocche dei Manzoni, Vino Spumante di Qualità Metodo Classico lo avevo assaggiato a un banco degustazione un paio di anni fa e ricordavo che mi era piaciuto. Ho la fortuna di avere una grande memoria visiva che imprime le etichette nella mia mente… e spesso riesco ad orientarmi bene anche per questo! Questo spumante si presenta di un bel giallo dorato intenso, con una bollicina numerosa, fine e persistente. Al naso è intrigante, complesso e fine, con note di ananas, pompelmo, crosta di pane e biscotteria. Al palato entra morbido, secco, acido, fresco e sapido con buona struttura ed equilibrio. Lo trovo perfetto per i crudi di pesce, e infatti si è abbinato alla perfezione sia con l’ostrica sia con lo Squid!

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Come entratina, la cucina mi ha mandato un baccalà mantecato con crema di patate e noce moscata. La crema di patate calda ha creato un bel contrasto con il baccalà a temperatura ambiente. La consistenza del baccalà mi è piaciuta tantissimo, così come la crema di patate è stata perfetta. Partendo dal presupposto che la noce moscata ci sta divinamente in questo piatto, a mio avviso un po’ si sentiva la mancanza di una nota croccante. Poteva essere banalmente qualche crostino di pane tostato, io probabilmente avrei messo degli amaretti sbriciolati grossolanamente. Mi è piaciuto davvero molto, magari degustare sempre delle entratine così deliziose!

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Ecco, qui allo Chef Costardi è piaciuto vincere facile! ? Adoro le ostriche e adoro il caviale! L’ha chiamata “Ostrica nel suo Habitat naturale” e ha riprodotto le acque con una clorofilla di prezzemolo. Allora, da un punto di vista organolettico abbiamo un’ostrica che sa di mare con un caviale che è per sua natura molto sapido, un’erba aromatica come il prezzemolo che da una tendenza amara e la nota agrumata del lime che anch’essa da la stessa tendenza amara. Insomma è un piatto estremo, sapido e amarognolo… io l’ho trovato davvero davvero buono, soprattutto se si ha l’accortezza di mangiare tutto insieme. Non è un’architettura di contrasti, ma di concordanze forti. Adatto a chi non ha mezze misure, questo piatto non è presente in carta ma viene portato solo a chi ordina il menu degustazione “a mano libera”.

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Lo squid è un’anteprima, ma è anche il piatto migliore in assoluto. Una declinazione di calamaro crudo, messo una notte in acqua gasata per creare una mousse (l’acqua gasata serve per farlo diventare più “spumoso”). Sopra una composta di nero e interiora lavorate alla perfezione e strutturate con la scorza grattuggiata del limone e una nota di peperoncino appena percettibile. Un gioco di consistenze e sapori davvero riuscito, complimenti! Per gli amanti del pesce crudo merita davvero il viaggio al Costardi Bros!

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Questo antipasto è stato eseguito in modo magistrale e merita sottolinearlo! Dalla pelle del branzino croccante, alla consistenza della purea. Il branzino poggia su una panna acida con polvere di cappero e clorofilla di prezzemolo. Un piatto equilibrato e piacevolissimo anche se non memorabile!

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Chi mi conosce sa che non sono un’amante dei risotti, nonostante nella mia vita ho avuto il privilegio di mangiarne di davvero buoni. Però questo è stato il piatto che più mi ha emozionato e, a mio avviso, vale il viaggio al Costardi Bros. Bellissima la presentazione nel barattolo stile vintage e griffato, ma è il gusto che fa la differenza. Una cremosità straordinaria che non scade nella grassezza, grazie anche alla nota agrumata del lime che “sgrassa”. Il pomodoro è accompagnato da un olio al basilico molto profumato che, ovviamente, si abbina benissimo. Sottolineo ancora la nota agrumata della buccia del lime che mi è davvero piaciuta molto, nonostante fosse inaspettata in questo piatto. Sicuramente il piatto “icona” dei Costardi Bros!

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Un altro fuori menu: risotto alla Piemontese. Gli ingredienti sono facili da individuare: lingua a cubetti croccante (probabilmente passata in forno), nocciole, fondo della lingua, sale maldon e tanto parmigiano. Pochi sapori ben amalgamati per un risotto che mi è piaciuto molto, anche se lo avrei tenuto leggermente più “all’onda” alla maniera di Gualtiero Marchesi. Un gusto davvero riuscito anche se il parmigiano ha sovrastato leggermente gli altri sapori. La lingua l’ho trovata deliziosa accompagnata alle nocciole… e insieme hanno dato anche una interessante nota croccante al piatto. Insomma un ottimo risotto, davvero molto “piemontese”.

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Cottura magistrale per quest’agnello davvero succulento! Peccato solo per il fondo un po’ troppo liquido che ha sporcato immediatamente il piatto. Di gusto era davvero buono, sia l’agnello sia la patata che credo sia stata cotta nel fondo dell’agnello perché l’ho trovata davvero molto saporita. Il sale Maldon gli ha dato quel tocco in più che ho davvero gradito. Nel complesso un buon piatto, anche se è stato quello che mi ha convinto meno di tutto quello che ho mangiato! Non fraintendermi, l’ho trovato molto buono… ma dallo Chef Costardi che mi presenta uno Squid Squid mi aspetto forse qualcosa di più particolare!

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Ecco il pre dessert, servito in uno dei vasetti che vanno tanto di moda in questo periodo. Pannacotta morbida al mosto davvero deliziosa sia come gusto che come consistenza.

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Quando Elena mi ha portato questo dolce non mi sarei mai aspettata di provare tanta meraviglia al palato. In assoluto è la cosa più straordinaria che ho mangiato durante la serata (insieme allo Squid e al risotto al pomodoro) e direi che da solo vale il viaggio. Il dolce si chiama “Invidia”, un gioco di parole carino con l’Indivia che funge da “barchetta del gusto” ripiena di crema di liquirizia, ghiaccio di mandorle e polvere di cappero. La crema di liquirizia è stata sublime, dalla consistenza al gusto. Il ghiaccio di mandorle ha dato una nota croccante e fresca alla crema, così ricca ma dalla texture leggera che mi ha ricordato quasi una mousse a temperatura inferiore. L’indivia si sposava alla perfezione, con quella leggera tendenza amara e la sua freschezza. Anche qui un dessert dalla precisa tendenza amara che diventa perfetto per chi non ama i sapori troppo dolci, ma nel complesso equilibratissimo e di una piacevolezza che può essere capita solo dopo averlo assaggiato!

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Il caffè era buono e non bruciato, ma quello che davvero mi ha stupito è stata la piccola pasticceria! Un cofanetto prezioso, in legno, ovviamente griffato, conteneva 7 piccole meraviglie per il palato. Mi è piaciuta tantissimo l’idea di metterle sul riso: siamo a Vercelli perbacco! Beh ovviamente adoro le scorze di limone ricoperte al fondente, però devo dire che l’ultima è stata quella che mi è piaciuta di più, e non per l’oro edibile.

Non solo bollicine…

Una particolare nota di merito va ai vini che ho bevuto, davvero straordinari! Tre grandi vini, tutti accomunati da una grande mineralità.

Il Pitasso di Claudio Mariotto 2013, da uve di Timorasso provenienti da antiche vigne selezionate nell’area di Tortona, si è presentato di un giallo paglierino intenso (la luce soffusa non ha permesso di essere più precisa sul colore), cristallino e consistente. Il naso è stato davvero stupendo, complesso e fine, con note di pietra focaia, qualche idrocarburo, erbe aromatiche e tanta camomilla. In bocca è entrato morbido e avvolgente, caldo, abbastanza fresco e sapido, di grande struttura e personalità. Fine, con un finale mandorlato che persiste a lungo, lo trovo perfetto per abbinarsi a formaggi, o da bere da solo. In questo caso Elena lo ha ben abbinato al Branzino al Martini Dry, ma anche con i due risotti secondo me ci sarebbe stato alla perfezione, soprattutto con quello piemontese!

Il Langhe bianco di Gaja & Rey 2010 l’ho trovato semplicemente sorprendente! Questo Chardonnay giallo paglierino brillante proveniene dai più antichi vitigni piemontesi ed ha un naso ampio, su cui gli idrocarburi si fondono nelle note di anice e della clorofilla, del cedro candito, della vaniglia e della banana. In bocca entra morbidissimo, fresco, giustamente sapido, con una buona struttura, grande finezza e persistenza. Si è abbinato benissimo ai risotti dello Chef Costardi… ma l’abbinamento perfetto di un vino di questo calibro a mio avviso è una serata romantica tra le mura di casa, condita solo con parole, risate, baci e musica jazz.

Il Barbera d’Asti Nizza 2005 di Olim Bauda è stata un’altra ottima scoperta! Premesso che io adoro la Barbera (lo avevate già capito in questo articolo dedicato a Poderi Gallino, vero? ), quando si parla di annate come la 2005 mi emoziono facilmente. La prima cosa che noto è il colore: nonostante l’età è di un bellissimo rosso porpora. Un piccolo deposito “polveroso” di antociani sul fondo del calice che non ha pregiudicato affatto la qualità, anzi. Al naso è complesso, e prevalgono note speziate e tostate. Cacao, vaniglia, liquirizia, caffè, ma anche tanta frutta rossa e ciliegie sotto spirito. In bocca entra corposo, deciso, pieno, equilibrato e il suo finale è davvero molto persistente. Ottimo abbinamento con l’agnello, un vino che da soddisfazione con tutte le carni rosse e la selvaggina.

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A parte che ho rischiato di dimenticare Paco sotto la tovaglia tanto era silenzioso, sono ripartita verso le 22, questa volta in direzione Bairo, in provincia di Torino. Il Vecchio Mulino di Bairo dista un’oretta dal Ristorante Christian & Manuel di Vercelli ed è quasi tutta autostrada! Da quando sono entrata nel Vecchio Mulino di Bairo, non ho fatto a meno di notare la ristrutturazione di pregio condotta dai nipoti dell’ultimo mugnaio! Forse per il mio passato nel mondo dell’Architettura, non ho potuto fare a meno di notare la precisione di ogni dettaglio e deve dire che mi è piaciuto davvero tantissimo!

vecchio mulino bario torino

La stanza era davvero carina e accogliente, anche a Paco è piaciuta subito tantissimo! ? Comodissimo anche il tavolino con la sedia, dal quale ho iniziato questo articolo e ho scaricato le foto della serata! L’unica pecca è che non c’era ancora il piumone a letto e non erano presenti nemmeno altre coperte nell’armadio, quindi per me che ho l’abitudine di dormire in biancheria intima in tutte le stagioni dell’anno era un po’ freddo, anche perché il riscaldamento essendo i primi di ottobre era ancora spento. Però sono io che non sono normale… il resto del mondo so che riesce a dormire in pigiama quindi probabilmente sarebbero stati benissimo! ?

vecchio mulino di bario camere

Il bagno era davvero spettacolare! A parte la bellissima idea del lavabo nella botte, che spero un giorno di avere anche a casa mia, era tutto studiato alla perfezione e in perfetta armonia. Asciugamani di qualità rigorosamente piegati, kit di cortesia e tantissimo spazio! Complimenti davvero!

E questo è lo spettacolo di cui godevo quando aprivo la porta della mia camera! Che meraviglia poter osservare da vicino questi oggetti del passato carichi di storia e l’atmosfera che ne deriva!

vecchio mulino di bario macine

Sempre percorrendo la strada dalla mia camera all’ascensore, anch’esso in vetro trasparente, si arrivava in una deliziosa saletta che si affaccia sul fiume… l’ambiente ideale dove rilassarsi una mezz’oretta in compagnia di un buon libro!

vecchio mulino di bario torino

Scendendo al piano terra si arriva in un ambiente che lascia senza fiato… io che adoro lo stile industriale ne sono rimasta davvero affascinata! Incredibile è il gusto che si può vedere in ogni dettaglio! Il vecchio Mulino di Bairo è un luogo d’altri tempi da cui partire per scoprire i dintorni di Agliè e di Torino!

vecchio mulino di bario

La colazione era abbondante e piena di cose dolci e salate. Come ogni mattina della mia vita, ho bevuto un tè caldo con un cornetto fresco! Nella saletta colazioni c’è anche un video che riprende l’attività dell’ultimo mugnaio della famiglia molto carino da vedere! Ho scambiato qualche parola con Walter e sua madre, che con passione gestiscono questa bellissima struttura… e poi è iniziata davvero la mia avventura piemontese per la Guida Vini Spumanti 500 bolle in 500!

Pronta per partire alla scoperta dell’Erbaluce di Caluso DOCG Spumante Metodo Classico! !?

(Il tempo è iniziato con un cielo grigio… ma poi si è aperto e la Fiat 500 ha potuto fare la monella senza il pezzo di sopra tutto il giorno! ?⁠)

vecchio mulino di bario

Si ringrazia:

>>>Ristorante Christian & Manuel *Stella Michelin – Costardi Bros

Per la gentile ospitalità.

Indirizzo: c/o Hotel Cinzia, Corso Magenta 71 – 13100 Vercelli

Telefono: +39 0161 25 35 85

E-mail: prenotazioni@christianemanuel.it

Orari:  PRANZO dalle 12:30 alle 15:00 – CENA dalle 20:00 alle 24:00 – Chiuso il Lunedì

>>>Il vecchio Mulino di Bairo B&B

Per la gentile ospitalità.

Indirizzo: via Mulino 6, 10010 Bairo – Torino

Telefono: +39 335 571 26 43 Walter

E-mail: info@mulinodibairo.it

>>>Sony Italia

Per aver fornito la DSC RX100M4 con cui sono state scattate tutte le foto.

Una compatta professionale davvero eccezionale, capace di fare miracoli anche in ambienti con luci davvero sfavorevoli.

 P.S. Il Castello di Agliè nell’immagine di copertina… è il Castello di Elisa di Rivombrosa! Quanto ho adorato questa serie televisiva così romantica e soprattutto a lieto fine! Non potevo proprio non passarci… se sei in zona visitalo, è un piccolo gioiellino! ?

 

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