Questo articolo ho iniziato a prepararlo in 27 gennaio… poi ovviamente per ricostruire tutto è servito un po’ di tempo. So che questo è un wine blog, però in occasione della Giornata della Memoria ho desiderato fare un brindisi proprio ai miei nonni e ai miei bisnonni, con il vino preferito da nonno Mario… che mi ha cresciuta insieme ai miei genitori.

Nella foto in alto un passaggio delle memorie di mio nonno Mario, scritte di suo pugno tanti tanti anni fa ❤

Volevo scrivere un articolo su Autoctono si Nasce dell’Associazione Go Wine e lo Show Cooking organizzato da MasterChef e Ford Italia con i due eliminati della scorsa puntata Marco M. e Marco V., poi mi sono ricordata che oggi è il 27 gennaio e, come ogni anno, si celebra la Giornata della Memoria. In questa data le truppe dell’Armata Rossa della Russia social comunista di Stalin, in un non lontano 1945, liberarono il campo di concentramento di Aushwitz in Polonia dove fu deportato anche il mio bisnonno Clemente come prigioniero politico. Così ho deciso di cambiare tutti i toni dell’articolo e scrivere qualche memoria dei miei nonni ai tempi della guerra, e di fare un brindisi a loro, le stelle più luminose del mio cielo, per non dimenticare. La memoria storica è un tesoro da custodire sempre con grande cura perché ci può salvaguardare da commettere gli stessi errori del passato. Per questo ringrazio nonno Mario, nonno Wagner e nonno Clemente di avermi raccontato le loro storie… e non essere cresciuta sperando che, come una moderna Cenerentola, anche io avrò un Principe che mi salverà. Invece di rimbambire i bambini con favole lontane dalla realtà non sarebbe meglio raccontar loro le storie di vita dei loro nonni per far sì che diventano adulti migliori?

Sono originaria della Terra più rossa d’Italia, la Romagna, e sulle nostre case, sulla Statale 9 Via Emilia, al di là del fiume Senio, cade proprio la celebre Linea Gotica dove nella primavera del 1945 oltre 60.000 partigiani della Resistenza giocarono un ruolo decisivo nello sfondamento delle truppe Angloamericane del confine tedesco. Morirono circa 75.000 soldati dell’Asse (tedeschi e italiani), 65.000 soldati Alleati (inglesi e americani) e circa 60.000 civili. La Linea Gotica ha segnato profondamente la mia terra, che ancora porta i segni delle trincee e delle fortificazioni. E ha segnato ancor più profondamente i suoi abitanti: ogni nonno ha più di una storia da raccontare.

Dopo il Manifesto della Razza redatto dallo stesso Mussolini nel 1938 e firmato da 10 scienziati dell’epoca, iniziarono ad essere perseguitati prima gli ebrei e i meridionali (definiti appartenenti della razza inferiore mediterranea… quando sento un abitante del sud Italia dichiararsi fascista mi chiedo se ha mai studiato davvero il fascismo!), poi anche gli oppositori politici, gli islamici, i prigionieri di guerra, gli omosessuali, i malati di mente e i portatori di handicap. In quell’anno l’Italia perse anche due delle più grandi menti di tutti i tempi: Albert Einstein (ebreo, ateo, umanista, pacifista, comunista) e Enrico Fermi (antifascista, moglie ebrea, massone del Grande Oriente d’Italia) che furono costretti a fuggire negli Stati Uniti. Ma è solo dal 1943 che Mussolini decise di appoggiare il progetto di totale annientamento di tutte quelle persone ritenute indegne di vivere per perseguire quell’obiettivo di razza pura che condivideva con Adolf Hitler.

Wagner Bassi e il rifugio sulla Linea Gotica

Mio nonno paterno Wagner Bassi nacque a Cotignola (RA) nel 1925 e quando cadde il fascismo nel luglio del 1943 era di leva ad Avellino. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, per non farsi catturare dai soldati tedeschi, lui ed un suo compaesano fuggirono. Mio nonno e il suo compagno si rifugiarono presso una famiglia di contadini nella campagna lughese di Santa Maria in Fabriago, che scavò un rifugio sotto terra in un campo di frumento. Nella notte, le donne della famiglia, portavano loro del cibo passando da una botola mimetizzata con cura. Rimasero nascosti sotto terra alcuni mesi, per poi fare ritorno a Cotignola all’inizio dell’inverno. Anche qui continuarono a nascondersi per non farsi trovare dai soldati tedeschi, sia all’interno delle case, sia in rifugi sotto terra. Il fronte di Cotignola sulla Linea Gotica fu operativo fino al 10 aprile del 1945, quando dell’intero abitato non rimase che un cumulo di macerie. Nonostante tutto quello che aveva subito, nel 1946 fu chiamato per fare il servizio di leva prima ad Avellino, poi a Rieti. Quando tornò a casa il suo lavoro era, come quello di tanti altri, sgombrare le macerie causate dai bombardamenti. Viste le grandi difficoltà del periodo, mio nonno emigrò in Argentina il 5 aprile del 1949 con in tasca un contratto di lavoro di due anni.

giornata della memoria

Mio nonno in versione “Goucho” in Argentina.

In quegli anni l’Argentina era un Paese in forte crescita e c’era tantissimo lavoro. Nel 1955 mia nonna Lelia lo raggiunse e l’anno dopo ad Ezeiza, in provincia di Buenos Aires, è nato mio papà Daniel Alberto, poi suo fratello, mio zio Sergio. Dopo 11 anni, dato che la situazione in Italia era migliorata, mio nonno ha fatto ritorno in patria. Mia nonna mi ha parlato tante volte degli anni passati a Tristán Suárez con tanta nostalgia e una meravigliosa luce negli occhi.

giornata della memoria

Nonno Wagner e nonna Lelia… uno più bello dell’altro ❤

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Clemente Orsoni e la fuga da Auschwitz

Mio bisnonno Clemente, detto “Minto”, nacque nel 1904 a Granarolo Faentino, in Romagna e si sposò con la mia bisnonna Teresa, detta “Bina”, a 24 anni. Nello stesso anno nacque la mia carissima nonna Lelia.

giornata della memoria

Bisnonno Minto e bisnonna Bina.

Pacifista e comunista, sognava un mondo di benessere per ogni uomo, senza disparità o classi sociali. Durante il regime ogni cittadino era obbligato a prescindere dalla sua volontà ad aderire alle strutture di partito dove sarebbe stato “integrato e inquadrato dalla culla alla tomba”. Il mio bisnonno si rifiutò sempre di prendere la tessera del partito perché in netto contrasto ai suoi valori di pace e uguaglianza, e questo gli costò il lavoro come antifascista. Bina aiutava Minto a mantenere la famiglia facendo la sarta, finché nel 1935 le difficoltà non divennero tali da costringerlo a partire per l’Eritrea prima e la Libia dopo, colonie in cui il Fascismo stava espandendo il suo regime, e lì lavorava scavando trincee per mandare a casa a Bina qualche soldo per mantenere mia nonna Lelia e sua sorella Anna. In ottobre 1942 Minto tornò a casa, ma per poco: i fascisti lo andarono a prendere e lo portarono a Ravenna. Qui gli dissero che lo mandavano in Germania a lavorare perché per un sovversivo come lui era l’unico modo di portare qualche soldo a casa. Il mio bisnonno, invece, fu portato nel campo di sterminio di Auschwitz e internato come prigioniero politico, dove vide e subì cose che difficilmente una mente umana SANA è in grado di concepire. Minto, come tutti i prigionieri politici e gli oppositori del regime, non poteva parlare con nessuno perché gli avrebbero sparato a vista.

giorno della memoria

I miei bisnonni… e la paffuta bimba di tartan vestita indovina chi è…

Dopo qualche tempo di lavoro in condizioni estreme, senza cibo e senza igiene, un comandante delle S.S. tedesche chiese ai prigionieri se c’era qualche muratore e idraulico per ristrutturare la sua casa in campagna e il mio bisnonno si candidò perché aveva già fatto quei lavori in ragazzo con suo papà. In quel periodo si fece volere bene dalla mamma del comandante nazista che, in disaccordo con l’operato del figlio, lo aiutò a scappare e lo indirizzò ad un gruppo di polacchi. Da quel momento Clemente prese parte alle loro azioni sovversive, fin quando un giorno fu catturato insieme ad alcuni di loro. Una donna testimone, prima di essere anch’essa fucilata, dichiarò che Minto non c’entrava nulla ed era lì per caso. Del resto poteva essere tranquillamente scambiato per tedesco con i suoi splendidi occhi azzurri (è l’unico di tutta la mia famiglia, sia paterna sia materna, ad avere gli occhi azzurri come me!). Da quel momento il mio bisnonno cercò la strada di casa spostandosi con estrema cautela da un posto all’altro. A casa non avevano notizie da poco dopo la partenza, quando ricevettero una cartolina censurata dove si leggeva solo un breve saluto e non pensavano certo che fosse nel Campo di sterminio di Auschwitz. Arrivò con i capelli bianchi, ridotto a pelle e ossa, con i denti rotti, le orecchie tumefatte e il corpo livido di maltrattamenti. Pesava 38 kg e sembrava un vecchio di ottant’anni. Nessuno lo riconobbe. Per anni si svegliava di notte sommerso dagli incubi e la gente faceva fatica a credere agli orrori di Auschwitz che raccontava… non ha mai dimenticato fino alla morte, avvenuta a 95 anni.

Mario Tarabusi e la fuga dai Lager Austriaci

Il mio adoratissimo nonno Mario (ecco, solo a scriverne il nome e già piango… lui e nonna mi mancano da togliermi il fiato e darei tutta la mia vita per passare ancora un giorno insieme a loro… a riempire i cappelletti con nonna e a bere Albana dolce con nonno. Quanto adorava l’Albana dolce! Per questo per brindare ai miei nonni ho scelto proprio un’Albana Passita… ma di questo ne parliamo tra poco!)

giornata della memoria

La valigetta dei ricordi che mio nonno fece a Gonzaga nel 1943.

Nonno Mario mi raccontava continuamente del periodo passato in guerra, e spesso cantava anche le canzoni dell’epoca… sempre con il sorriso sulle labbra di chi è riuscito a sopravvivere a tanto orrore, di chi ce l’ha fatta a veder nascere una famiglia… e di chi ha cresciuto due figlie e una nipote che lo ha amato tantissimo e lo amerà sempre. Ho vissuto con nonno e nonna per 21 anni prima di andare a vivere a Ravenna. Fortunatamente, quando loro sono morti, non vivevo già più in quella casa. In realtà quella casa non è nemmeno più casa mia senza nonna che mi viene incontro con un mucchio di gatti affamati attorno e uno dei suoi vestitoni che lasciavano intravedere quei polpacci secchi e pallidi. E nonno che mi aspetta sulla poltrona con le sue bretelle color militare, la mezza banana divisa con nonna e il rosario tra le mani. Diciamo pure che da quando loro sono morti non torno volentieri nel mio paese natìo. Preferisco immaginarli lì che mi aspettano… e tornare è il duro scontro con una realtà che non sono ancora pronta ad affrontare nonostante sono passati già diversi anni.

giornata della memoria

Mio nonno Mario da giovane… è assolutamente incredibile quanto io gli assomiglio: stesso taglio degli occhi, stesse labbra carnose, stessa forma del viso… e potrei continuare!

Nonno Mario aveva un’indole estremamente pacifica (anche se aveva pure un vero caratteraccio) e ha sempre detto che per tutta la durata della guerra non ha mai preso in mano un’arma di nessun genere.  Nonno Mario faceva il militare in Sicilia e lì cucinava per gli altri soldati. Raccontava spesso di due episodi, avvenuti mentre stava risalendo l’Italia per tornare a casa dopo che l’esercito italiano era allo sbando con la caduta del Fascismo il 25 luglio 1943. Nel primo fu avvistato e attaccato da un aereo in campagna, con l’aereo che scendeva in picchiata verso di lui e lo mitragliava e poi si allontanava e ricominciava da capo. Nonno girava intorno ad un grosso albero per ripararsi e la cosa si è ripetuta svariate volte finché l’aereo ha mollato perché non riusciva a colpirlo. Nel secondo episodio durante un bombardamento tutti scesero in un rifugio, mentre lui si nascose dietro un albero (memore del primo albero che gli aveva portato fortuna!). Il rifugio fu bombardato e morirono tutti, mentre lui rimase illeso. Da quel giorno quando arrivavano gli aerei per bombardare tutti lo seguivano considerandolo molto fortunato.

Nonno Mario fu catturato, come tanti altri soldati dell’esercito italiano, l’8 settembre 1943 a Bolzano dalle truppe tedesche. Dopo circa 10 giorni di prigionia a Bolzano fu deportato in Austria e internato nel Lager XVIIA a Kaisersteinbruch. In questo lager i prigionieri italiani erano trattati leggermente meglio rispetto agli altri lager del Reich. Nonno diceva sempre che le condizioni dei prigionieri erano disumane e le condizioni igienico-sanitarie allucinanti… e da quel periodo ricordo che aveva la fissa di lavarsi sempre la faccia con l’Alcool etilico.

giornata della memoria

Stalag XVIIA a Kaisersteinbruch

Rimase prigioniero nello Stalag XVIIA a Kaisersteinbruch fino al 10 ottobre 1943, e poi fu portato a Enns in uno zuccherificio che fungeva da campo transitorio. Il 9 dicembre 1943 fu portato a Vienna in una scuola adibita a Lager. Dalla scuola veniva prelevato la mattina per andare a lavorare presso aziende che richiedevano mano d’opera. Il 13 marzo 1944 fu trasferito nel Lager di Liesing, anch’esso era una ex scuola adibito a Lager, e qui rimase fino a fine mese. Quando gli alleati bombardarono il Lager fu portato nuovamente a Vienna e qui seppelliva i morti al cimitero. Uscivano in gruppi di 10-15 uomini senza accompagnamento. Poco dopo fu inviato in una località vicina per lavorare come falegname e riparare le case danneggiate dai bombardamenti. Ovviamente nonno lavorava come prigioniero e non percepiva una paga. Da settembre cominciò a lavorare fuori senza essere accompagnato e, poco prima che il ponte sul Danubio saltasse per i bombardamenti russi, il 5 aprile 1945, riuscì a fuggire da Vienna e rientrare a Bolzano. Qui fu ospite di una famiglia per circa un mese, dal 12 aprile al 20 maggio 1945, quando cominciò il viaggio per tornare a casa. Durante il viaggio del ritorno passò la notte a Bologna nell’autocarro su cui viaggiavano una decina di civili in direzione di Forlì. Il 23 maggio 1945 il camionista lo scaricò a casa e il suo vecchio padre esclamò in dialetto: “ma sei già tornato a casa?” e lo abbracciò forte.

giorno della memoria

Ed eccomi una decina di anni fa con tutti e 4 i miei nonni… a casa di nonna Lelia. I quadri alle pareti li ha dipinti tutti nonno Wagner (avrò ereditato da lui la mia bravura nel disegno? in fondo anche mio papà disegna benissimo…). Credo questa sia forse l’ultima foto tutti insieme. Da sinistra nonno Wagner, nonna Lelia, io, nonno Mario e nonna Diomira.

Io non sono razzista. Rispetto le persone perbene di ogni colore e cultura.

Io non sono religiosa. Rispetto le persone perbene che hanno una fede, qualunque essa sia.

Io non sono politica. Rispetto le persone perbene di sinistra, destra, centro, sopra, sotto.

Ma sono molto intollerante con chi distorce la storia per legittimare cose che non vanno legittimate. Ogni dittatura va combattuta, a prescindere che sia di sinistra o destra, religiosa o atea. Il Fascismo, anche quello ideale, propaganda un capo supremo alla guida di una Roma che conquista il mondo con la violenza, a cui i “cittadini sottoposti” devono obbedire e basta. Nel Fascismo libertà e democrazia non esistono, e per chi non obbedisce c’è la ricostituita pena di morte (Legge Fascista del 5 novembre 1926): quale individuo dotato di un minimo di empatia vorrebbe davvero questo?

Voglio che tutti noi ricordiamo i 15 milioni di morti che l’Olocausto ha causato solo nei campi di concentramento… e alcuni storici sostengono che è una stima per difetto. Poi voglio che ricordiamo che gli Attentati dell’11 settembre 2001 hanno causato meno di 3000 vittime, giusto per dare un ordine di grandezza alle cose. Eppure non ho mai sentito un italiano appoggiare i tragici eventi dell’11 settembre 2001, per questo sarei felice di non sentire appoggiare nemmeno il Fascismo e tutte le atrocità ad esso correlate.

“Un giorno i fascisti trovarono ad un ragazzino di 15 anni dei fogli in tasca “che non doveva avere”. Lo portarono davanti a casa, presero i genitori e li fecero sedere davanti al figlio. Li tenevano fermi e li costringevano a guardarlo mentre lo torturavano. Gli strapparono tutte le unghie, gli tagliarono prima le orecchie, poi la lingua, poi i testicoli e infine gli cavarono gli occhi. I genitori svenivano ripetutamente a vedere le sevizie fatte al figlio, e i fascisti continuavano a buttargli acqua gelata addosso per svegliarli e obbligarli a guardare. In ultimo lo attaccarono alla macchina tutto sanguinante e partirono trascinadolo via. La scia di sangue segnò un bel pezzo di strada, ma il ragazzino non fu mai più trovato. La madre morì il giorno dopo di crepacuore mentre il padre perse la ragione e morì due anni dopo.”

Da una memoria di nonna Lelia

Un brindisi quindi con il vino preferito di mio nonno Mario, l’albana dolce della Cantina Trerè… che forse è stato in assoluto il primo vino che ho bevuto in tutta la mia vita. Per il suo ultimo compleanno, invece, ricordo di avergli regalato una bottiglia di albana passita (ora ha cambiato nome con le nuove etichette e si chiama Mrösa) che ci siamo bevuti tutti insieme… per l’ultima volta. Quanto gli era piaciuta! (A proposito, lo trovi QUI).

Mrösa, dal dialetto romagnolo amante, amata, amorosa, dama… perfetto per un vino ottenuto dall’appassimento delle uve sovramature e parzialmente ammuffite in campo. Il mosto ottenuto viene messo a fermentare in carati di Rovere da 250 litri. nelle quali rimane per 2 anni prima dell’imbottigliamento. Al naso note di agrumi canditi, albicocca matura, vaniglia e miele d’acacia. In bocca è delizia pura, morbido, persistente, con un sapore dolce ma non stucchevole… e per me è assolutamente perfetto in abbinamento a formaggi erborinati, soprattutto con il gorgonzola al cucchiaio che tanto è speciale qua sul Lago d’Iseo. Provare per credere! 😉

Questo brindisi è per voi cari nonni. Questo brindisi è per ricordare a chiunque viva come dramma esistenziale gli agi della nostra epoca quello che voi avete subito. Quello che il mondo ha pagato per la follia di una manciata di uomini, con oltre 68 milioni di vittime, di cui quasi 44 milioni solo di civili. Dal giorno in cui mia zia Anna ricorda che aveva trovato nel fosso una moneta da 5 lire, con nonna Bina che piangeva dalla gioia perché dopo tante patate aveva comprato 1 kg di castagne per festeggiare sono passati appena 80 anni.

Al tuo prossimo “capriccio” sulla più o meno inutile cazzata che vorresti comprare, pensaci. Io ci penserò.

Ora posso asciugarmi l’ultima lacrima, perché tra la mancanza che soffro di voi e la tristezza che mi assale a pensare che avete provato tanto dolore, ho scritto piangendo praticamente tutto il tempo.

A presto,

Chiara

PS se avete memorie dei vostri bisnonni, nonni o genitori che avete piacere di raccontare lasciatemi un commento. Tutto è importante PER NON DIMENTICARE.

 

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