Non ero mai stata in Liguria prima di passarci in macchina questa estate sulla strada della Provenza. Ho visto una regione molto particolare incastonata tra il mare e la montagna, con un paesaggio diversissimo tra la costa e l’entroterra. Ti invito al viaggio in questa terra così particolare per scoprire la sua storia enologica capace, finalmente, di rivelare affascinanti sorprese.

La storia dei vini liguri

La vite in Liguria, così come le prime tecniche della sua coltivazione, è stata portata dai mercanti Greci, ma è solo in epoca romana che si ha un miglioramento della qualità della produzione. I romani producono il Lunense e il Cornaliae e Plinio il Vecchio conferisce ai Liguri una vera e propria “patente” dell’epoca come esperti vinificatori. Anche la Liguria non uscì senza ferite dagli anni bui delle invasioni barbariche, e fino al Medioevo non ci fu una vera crescita enologica. Intorno al 1400 la vite era presente in ogni angolo della regione, anche il più impervio, e i vini delle Cinque Terre e della Rivera di Ponente erano ormai famosi in gran parte d’Italia, tanto che Petrarca dedicò loro versi carichi di stima. Ma è solo nel seicento che c’è una vera fioritura della viticoltura ligure, ormai famosi anche in Spagna grazie ai versi di Cervantes. Purtroppo sul finire del 1700 la città portuale di Genova andò in crisi a causa della concorrenza olandese ed inglese e questo, sommato alla cattiva abitudine dei liguri di modificare le colture secondo le mode del periodo (si passava dagli agrumi alla vite all’olio con estrema facilità a discapito qualitativo), e allo stratificarsi di un grandissimo numero di vitigni che erano coltivati più come passatempo che come necessità, porta il vigneto ligure in grande crisi. La fillossera diede “la mazzata finale” ed è solo intorno al 1960 che si sono riscoperte le potenzialità di questo territorio e si sono cominciati a produrre vini di pregio.

Territorio

La Liguria è una delle più piccole regioni italiane e il 65,1 % del suo territorio è montuoso e il restante 34,9 % è collinare. La Liguria ha una forma ad arco tra la foce del Roja e quella del Magra. I terreni sono formati da scisti, quarzi, calcari marnosi e dolomitici e arenarie. Dalla costa, lunga 346 km, le montagne si innalzano direttamente dal mare.

  • RIVIERA DI PONENTE: terre rosse di origine marnoso calcarea con residui organici, che verso l’entroterra diventano brune;
  • RIVIERA DI LEVANTE: terre argillose-calcaree miste a sabbia

I fiumi presentano un regime per lo più torrentizio, con forti variazioni tra le massime (primavera e autunno) e le minime (inverno ed estate) e un grande trasporto di detriti che formano le pianure della costa ben irrigate, fertili ed adatte alla coltura della vite.

Clima

Il clima è variegato, mite sulla costa e continentale nell’entroterra. Le catene montuose proteggono dai venti. Le piogge sono poco frequenti ma abbondanti, ma la siccità può diventare un problema. I venti sono umidi, il libeccio spira da sud-ovest e lo scirocco da sud-est portando precipitazioni sui rilievi interni. La Liguria è caratterizzata da un clima ventilato, mite e luminoso perfetto per la vite, gli ulivi e i fiori. Non a caso sulla strada ho visto un gran numero di serre… a proposito, sai che colleziono orchidee? Ci sono donne che si sentono appagate a comprare un paio di scarpe… a me comprare o ricevere in dono un’orchidea riempie il cuore di felicità <3 e non vedo l’ora sia lunedì per andare a trovare Michele Cesi dell’Azienda Agricola Sei Cime d’Oro a Cernusco sul Naviglio (MI) per una delle sue bellissime Vanda! Qualcuno ci crede che tornerò a casa solo con una nuova orchidea? Mio papà dice che tra un po’ per entrare in casa mia serve un machete 😀 (Bugia, ne ho solo 13: 5 in camera da letto, 5 in soggiorno, 1 in bagno e 2 in ufficio… l’ufficio ha ancora del margine!) ? ?

Zone vitivinicole

Il territorio della Liguria è occupato per il 70% da foreste e pertanto non ha certo una forte vocazione agricola: sono solo 1887 gli ettari coltivati a vite. In Liguria ho visto splendidi vigneti vista mare, spesso in pendenza su terrazzamenti e con una coltivazione “eroica”.

Vitigni

I vitigni (e le tecniche di coltura) della zona di Ponente sono più vicini a quelli del Piemonte, mentre quelli del Levante sono più vicini alla Toscana. Le forme di allevamento più usate sono l’alberello, la spalliera e la piccola pergola. I vitigni coltivati sono tantissimi, oltre un centinaio, prevalentemente a bacca bianca.

A bacca bianca

  1. Vermentino: di origine spagnola, è un vitigno semi aromatico coltivato ovunque in Liguria che dà vini bianchi secchi, delicatamente morbidi, di colore giallo paglierino più o meno intenso, con profumi di frutta a pasta gialla nella Riviera di Levante, dove è più diffuso, e note minerali e di fiori di campo nella Riviera di Ponente.
  2. Pigato: vitigno autoctono clone del Vermentino coltivato nella Riviera di Ponente, che dà vini di un bel colore giallo paglierino più o meno intenso, freschi, aciduli, con note minerali e di erbe aromatiche.
  3. Bianchetta genovese: vitigno autoctono coltivato nel genovese e nel Golfo del Tigullio che dà vini di colore giallo paglierino scarico, con profumi delicati, di poca struttura e da bere entro l’anno.
  4. Bosco: vitigno autoctono delle DOC Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà che dà vini abbastanza corposi e dal profumo caratteristico molto fruttato che scivola facilmente nella confettura. Non viene utilizzato da solo perché ne risulterebbero vini anonimi che si ossidano facilmente, ma in assemblaggio diventa molto interessante.
  5. Albarola: vitigno autoctono molto simile alla Bianchetta tanto che perfino il test del DNA ha supportato la teoria che sia lo stesso vitigno chiamato con due nomi diversi. I vini prodotti hanno un delicato colore giallo paglierino con forti sentori erbacei. Non viene mai vinificato in purezza.
  6. Lumassina: o lumachina in ligure, è un vitigno coltivato in provincia di Savona che dà vini di colore giallo paglierino molto aciduli e con note di prugna. Non va fatto invecchiare molto perché si ossida facilmente.
  7. Moscato: vitigno aromatico coltivato nella zona del Golfo del Tigullio che dà vini di colore giallo paglierino più o meno intenso e profumatissimi.
  8. Rollo: vitigno utilizzato solo per dare corpo e struttura ad altri vitigni e mai usato in purezza.

A bacca rossa

  1. Rossese: vitigno autoctono che produce i migliori vini della Liguria, caratterizzati da un colore rosso rubino intenso e trasparente, di medio corpo, eleganti e con note fruttate e speziate.
  2. Ormeasco: vitigno clone del dolcetto piemontese molto versatile e adatto all’invecchiamento. Parte da giovane con un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei per diventare granato con il passare del tempo. Il naso è di frutta e spezie e diventa sempre più ampio con note di ciliegia matura, mora, ribes, confettura di prugne, viola mammola leggermente appassita, resine boschive, legno fresco di castagno, di vaniglia e pepe nero. Il gusto è secco, esprime freschezza, tannicità, discreta morbidezza e struttura, con grande persistenza aromatica piacevolmente fruttata e con una caratteristica vena amarognola.
  3. Granache: vitigno spagnolo di colore rosso rubino con riflessi violacei o granati a seconda dell’età, capace di dare vini ricchi di alcool, poco acidi e con una piacevole rotondità. Il profilo olfattivo è intenso con note di frutta nera molto matura e un grande potenziale di affinamento che le fa convergere, grazie all’ossidazione, note speziate (cacao, caffè, caramello) e di frutta secca (noce, fico, uva passa).
  4. Ciliegiolo: vitigno autoctono della Toscana che ora si coltiva anche nelle regioni vicine. Profumatissimo, viene usato per conferire alcolicità, morbidezza e profumi fruttati ad altri vitigni e raramente viene vinificato in purezza.

DOC & DOCG della Liguria

In Liguria non si producono vini DOCG, ma sono presenti 10 DOC: Cinque Terre, Cinque Terre Sciacchetrà, Colli di Luni, Colline di Levanto, Golfo del Tigullio, Rivera Ligure di Ponente, Rossese di Dolceacqua, Val Polcevera, Pornassio.

Gastronomia

La cucina ligure tradizionale propone piatti semplici della storia contadina, rigorosamente conditi con grassi vegetali (siamo in una terra ricca di un’olio di oliva straordinario!) e profumatissimi grazie alle pregiate erbe aromatiche che regala questo territorio. La cucina ligure è una cucina mediterranea con un forte influsso spagnolo e arabo. Famosissimi sono le trofie condite con il pesto alla Genovese, la trippa alla genovese, la focaccia e la farinata di ceci. Anche se siamo sul mare, il pesce non è uno degli alimenti principali, ma le acciughe ripiene sono deliziose! A fine pasto diamoci un bacio di Alassio!

Che dire… non vedo l’ora di andare a fare una tappa in Liguria con la mia guida vini spumanti 500 bolle in 500!

A presto e buono studio…. ricordati di leggere tutti gli appunti in DIVENTARE SOMMELIER!

Chiara

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