Lo ammetto, un tour tra tutti i produttori di Barbaresco mi manca, anche se conosco quelli prodotti da alcune piccole aziende che sono ancora capaci di emozionarmi. Per questo, quando Babol Communication mi ha invitato al press tour piemontese organizzato da Pellegrini SpA, distributore bergamasco di vini e distillati di alta qualità, sono stata davvero felice! Lo considero un bellissimo inizio per approcciarmi a questa fantastica realtà enologica tra i vini piemontesi! In particolare abbiamo avuto l’opportunità di visitare l’azienda di Bruno Rocca guidati dalla sua favolosa figlia Luisa… ed è stato bello vedere un padre e una figlia così affiatati… mi ha ricordato tanto il mio rapporto col mio adorato papà recentemente scomparso. Vederli mi ha fatto riflettere quanto un figlio sia la fortuna di un genitore e un genitore la fortuna di un figlio, qualora sia capace di donargli tutto quello che ha costruito e, al contempo, insegnargli a camminare sulle sue gambe. Luisa mi ha fatto davvero una bella impressione: è una ragazza capace, una brand ambassador di quelle che sono davvero importanti in un’azienda e che fanno la differenza sia nei rapporti con la stampa, sia nei rapporti B2B e B2C. L’avrei letteralmente ascoltata per ore!

Abbiamo aspettato l’arrivo di Luisa in una splendida terrazza panoramica sui vigneti di Barbaresco. Certo che le Langhe sono proprio magiche! La terrazza di Bruno Rocca è spettacolare e il mio cuore di interior designer se l’è immaginata in un susseguirsi di stili, dal country chic all’industriale! Che splendidi ricevimenti si potrebbero tenere in un luogo come questo! Del resto la cantina di Bruno Rocca è di rara bellezza, tutti gli spazi architettonici sono studiati con stile e precisione. L’architetto è stato davvero bravissimo!

L’azienda vitivinicola Bruno Rocca possiede 15 ettari di vigneto di proprietà e produce 75.000 bottiglie ogni anno, di cui la metà di nebbiolo. Il 60% della produzione è destinato al mercato dell’export e l’azienda è distribuita soprattutto in Australia, in Giappone, in Svizzera e in UK, ma anche negli Stati Uniti, in particolare in California, in Texas, in New York, in Pennsylvania e in Virginia. Il 40% della produzione è destinata al mercato italiano ed è interamente distribuita dalla Pellegrini.

In azienda non ci sono consulenti esterni: il fratello di Luisa, Francesco, è enologo e con suo papà Bruno si occupano di tutto!

Poi voglio sottolineare la pulizia e l’ordine che alberga ovunque, anche negli spazi di lavoro e con la gente che lavora. Personalmente sono fermamente convinta che la stessa pulizia sia sinonimo di qualità, e su questo la Francia insegna. Ho girato in cantine di tutto il mondo e laddove ho trovato questa gestione degli spazi ho sempre bevuto benissimo!

Particolare la diraspapigiatrice, un grande investimento fatto nel 2012 che lavora i grappoli in verticale. I grappoli arrivano dalla cima e l’acino è tolto in modo delicato grazie alle vibrazioni, in questo modo la buccia si preserva al 100%. Inoltre, lavorando in vibrazione, si staccano solo gli acini perfettamente maturi. Luisa apre la macchina: all’interno non ci sono motori. Suo fratello ha bucato la macchina per mettere una canula in cui viene iniettato l’azoto: in questo modo in questa fase di lavoro non vengono aggiunti solfiti. Per le riserve non avviene nemmeno la pigiatura, anche perché il nebbiolo ha una buccia sottile e delicata che durante il “viaggio” verso il tino di legno si rompe da sola. Tutti i lieviti utilizzati sono indigeni. Ogni particella viene vinificato separatamente, ogni cru con il suo lievito. Ecco, anche questo mi è piaciuto molto!

La famiglia Rocca è certamente nel comune di Barbaresco almeno dal 1834, anno in cui nacque Francesco, un agricoltore proprietario di case, siti, vigne e gorreti, tutti ubicati nel territorio comunale. Tuttavia è solo intorno alla metà del 1900 che il nome della famiglia Rocca si lega indissolubilmente al nome del più celebre cru di queste colline: il Rabajà. Come probabilmente sai, il Barbaresco è sempre stato considerato il cugino un po’ sfigato del Barolo… sai quel tipo che nella classe sta sempre in fondo, con gli occhiali a fondo di bottiglia e il capello lungo unto… e non se lo fila nessuno o quasi. Aggiungi che 60 anni fa non faceva certo figo produrre vino (e fare lo chef? Oggi sono dei divi ambiti come gli attori di Hollywood, ma te li ricordi come erano considerati i vecchi cuochi? Tanta fatica e poca celebrità!)! I nonni di Luisa abitavano di fianco alla chiesa… insomma, in centro paese! Il nonno coltivava due campi fuori e sognava di comprare casa di fianco ai suoi terreni per essere più comodo. Ora, 1 km con i mezzi odierni sembra davvero nulla… ma 60 anni fa per vivere fuori paese in un posto etichettato dallo stesso Montale come “luogo della malora” non si faceva certo a botte! Ed è così che la famiglia si sposta, anche con papà Bruno nato nel 1951 ed ancora piccolissimo. Il nonno ha una grande intuizione: se sceglie i terreni migliori, non avrà mai difficoltà a vendere le uve che produce. Ed è così che compra un terreno eccezionale: il cru di Rabajà. Ma le prospettive del nonno non si fermano qui: papà Bruno deve studiare, e deve studiare qualcosa che gli garantisce un futuro solido. Per questo deve scegliere tra medicina e ragioneria (per fare l’impiegato di banca). Il papà scelse ragioneria, ma già da giovane aveva la passione della vigna e della cantina. Certo il diploma lo aiutò a trovare lavoro, e non un lavoro qualsiasi: Bruno Rocca negli anni ’80 dirigeva un piccolo dipartimento nell’ufficio marketing di Ferrero, pur non avendo un’idea di cosa dovesse fare. Il famoso ottimo impiego in cui sperava il nonno, che gli garantiva 150 milioni di lire all’anno… una cifra davvero grossa per l’epoca! Ogni anno investiva parte dei guadagni in un pezzo di cantina o in un pezzo di vigneto… fino al 1978, anno in cui produce il primo vino col nome della sua famiglia.  Bruno Rocca per imparare a fare il vino non poteva certo andare dai suoi vicini di casa a Barolo, così decide di fare il primo viaggio in Borgogna. Allora il suo cruccio era la fase di fermentazione. In uno dei suoi viaggi incontra il tonnelier di Romanée-Conti e torna a casa con due barrique. Fino agli anni ’90 si poteva conferire anche solo parzialmente le proprie uve ai Produttori di Barbaresco, oggi invece i conferitori, per evitare che consegnino solo le uve di qualità inferiore, sono obbligati a dare la loro intera produzione. Così nel 1994 Bruno Rocca lascia il posto alla Ferrero e si mette a “fare sul serio” nel mondo del vino. Il risultato? Un barbaresco francesizzante che, anche se può non emozionare tutti, stupisce sicuramente per la sua perfezione e la sua grandezza qualitativa.

E ora è giunto il momento di parlare delle mie degustazioni!

Barbaresco DOCG 2016 – bruno rocca

[a partire da 39€]

Nebbiolo 100% prodotto con uve provenienti dalle vigne più giovani del comune di Neive, Cru San Cristoforo, Marcorino e Fausoni. Il terreno è misto tufaceo/argilloso con alcune vene di sabbia. La vinificazione avviene in acciaio inox per 20-25 giorni circa. Successivamente matura 18 mesi in barriques di rovere francese.

👁  Rosso rubino intenso trasparente. Consistente, forma archetti ravvicinati e molto regolari ai bordi.

👃 Delicato e complesso, con note di fiori di rosa, pepe bianco e nero, viola, terra, caffè in polvere, grafite.

👄 Molto ruvido, si sente che è un “infanticidio” berlo già adesso. Freschissimo e con un tannino un po’ verde che si deve ancora ammorbidire, ha diverse sfumature vegetali. Lungo.

🔥 Vino fatto estremamente bene, sicuramente sarà davvero godibile tra almeno 4-5 anni.

“Currà” 2015, Barbaresco docg – bruno rocca 

[a partire da 77€]

 

Nebbiolo 100% prodotto con uve provenienti dal Cru Currà, nel comune di Neive. Il terreno è calcareo-argilloso con marne di Sant’Agata e pietrisco di arenaria. La vinificazione avviene in acciaio inox per 20-25 giorni circa. Successivamente matura 12 mesi in barriques e 12 mesi in botte grande, entrambe di rovere francese. 

👁 Rosso rubino intenso e trasparente, forma archetti ravvicinatissimi e molto regolari dove l’alcol scende davvero lentamente. 

👃 Delicato ed elegantissimo, con note di fragola fresca, pepe bianco, cioccolato al latte, nocciola fresca, viola, grafite, caffè macinato, tufo.

👄 Ampio, molto fresco, con un tannino ancora verde che ha bisogno di amalgamarsi.  Lungo finale fruttato. 

🔥 Sicuramente è un infanticidio berlo ora, ma ha grandi potenzialità di evoluzione.

 

“Currà riserva” 2013, Barbaresco docg riserva – bruno rocca

[a partire da 136€]

Nebbiolo 100% prodotto con uve provenienti dal Cru Currà, nel comune di Neive. Il terreno è calcareo-argilloso con marne di Sant’Agata e pietrisco di arenaria. La vinificazione avviene in tini di legno per 25/28 giorni. Successivamente matura da 24 a 36 mesi in botte di rovere francese.

👁 Rosso rubino con sfumature granato, trasparente e sempre molto consistente.

👃 Elegantissimo e molto delicato. Deliziose note evolute, in cui riconosco pepe rosa, cioccolato fondente, amarena sciroppata, fieno secco, foglie di tabacco giamaicano, pera candita, nocciola tostata.

👄 Entra elegante, spostato ancora una volta sulle durezze con un tannino meglio amalgamato del Currà 2015, ma ancora un po’ verde. Comunque è molto ben dosata la pseudocalorica, anche con la sua grande struttura. Il finale speziato è lungo.

🔥 Complessivamente più delicato del Rabajà Riserva. Rispetto al Currà 2015 ha mantenuto il tannino verde, ma lo ha comunque arrotondato un po’. È più chiuso e meno pronto del Rabajà Riserva e bisognerebbe capire come si evolverà. Comunque ha una bellissima bevibilità. Ha perso le note fruttate distintive in virtù di note speziate, vegetali e floreali secche.

“Rabajà” 2015, Barbaresco docg – bruno rocca

[a partire da 77€]

Nebbiolo 100% prodotto con uve provenienti dal cru Rabajà nel comune di Barbaresco. Il terreno è misto argilloso-tufaceo e sabbioso. L’età media delle piante varia da 35 a 40 anni. La vinificazione avviene in acciaio inox per 7-10 giorni circa. Successivamente matura 12 mesi in barriques di rovere francese, 80% nuove e 20% di secondo passaggio.

👁 Rosso rubino intenso e leggermente più concentrato. Trasparente, sembra leggermente meno consistente

👃 Più intenso del Currà 2015. Note maschili e forti, con un’impronta di pepe nero e sottobosco. Si intrecciano marasca sotto spirito, corteccia bagnata, torba acida di sfagno bagnata, chinotto candito.

👄 Intenso, morbido, molto equilibrato, con un tannino ben amalgamato. In bocca è molto piacevole. Non particolarmente lungo il finale, ma molto speziato. Grandissima beva.

🔥 L’ho trovato più intenso e più equilibrato del Currà 2015, in particolare mi ha convinto il tannino che ho trovato meglio amalgamato. Perde un po’ il finale in lunghezza rispetto al Currà 2015, ma complessivamente è molto più godibile!

“Rabajà riserva” 2013, barbaresco docg – bruno rocca

[a partire da 136€]

Nebbiolo 100% prodotto con uve provenienti dal cru Rabajà nel comune di Barbaresco. Il terreno è misto argilloso-tufaceo e sabbioso. L’età media delle piante varia da 35 a 40 anni. La vinificazione avviene in tini di legno per 25/28 giorni. Successivamente matura da 24 a 36 mesi in botte di rovere francese.

👁 Rosso rubino intenso e più concentrato rispetto al Currà Riserva.

👃 Delicato ed elegante, con le note terrose sempre ben presenti, ma più fini rispetto al Rabajà 2015. Mi ha colpito la particolare nota affumicata che si avverte distintamente, molto piacevole. Mi ha ricordato anche il rosmarino. Poi si susseguono note di pepe nero “oro di Seichuan”, liquirizia, grafite, fungo porcino, tartufo bianco, cioccolato fondente criollo 100% e un delizioso finale balsamico.

👄 Ha un bellissimo equilibrio tra morbidezze e durezze. Protagonista, oltre il tannino importante ma amalgamato, la straordinaria sapidità. Lunghissime note vegetali, struttura importante.

🔥 Mi ha ricordato un Chateau Margaux piuttosto giovane che bevvi durante lo splendido pranzo nella cucina col camino del castello ad aprile 2017. Sicuramente il miglior vino della degustazione!

Che vini fuori dal comune, ma soprattutto che precisione di esecuzione! 

Grazie di cuore e cheers! 😍

Chiara

P.S. Grazie ancora una volta a Sony Italia per la splendida RX100M4 che mi ha consentito di fare bellissime foto in cantina anche in condizioni di scarsa luminosità e senza flash!

 

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