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Quando ho capito che il Coronavirus sarebbe durato più di qualche mese e avrebbe impattato sulla mia vita lavorativa in modo importante, ho deciso di prendere il toro per le corna e iscrivermi all’università. Dato che non sono più sempre in giro come prima ho molto più tempo libero che ho deciso di impiegare facendo la cosa più preziosa di tutte: studiare! Nella mia vita ho provato vari tipi di formazione tradizionale: dal Liceo Artistico Statale all’Università di Ingegneria Edile, fino alle lezioni frontali dell’Associazione Italiana Sommelier e vari corsi presso i vari Centri Nazionali di Ricerca sul suolo italiano. Quello che mi mancava era proprio l’esperienza della didattica a distanza, organizzata accuratamente da una scuola o università telematica. Sarò sincera, non ho intrapreso questa esperienza volontariamente, sebbene io lavoro in Smart Working dal 2012 e mi batto per la libertà di luogo praticamente da sempre. Mi sono trovata indecisa tra Scienze Gastronomiche e Enologia e confesso che non sapevo proprio decidermi. Così, quando quasi per caso, mi è comparso in una ricerca il corso Gastronomia con indirizzo Enologia e Viticoltura ammetto di essermi davvero commossa! Avevo trovato la laurea perfetta per me! Onestamente avrei scelto questo corso anche se lo teneva ET su Marte.

Quando ho scoperto che era di un’università telematica ho creduto nel destino per la seconda volta (la prima è stata quando ho conosciuto mio marito Francesco). Finalmente l’Università è “On Demand” come Netflix! Io non guardo nemmeno la TV perchè odio dovermi adattare agli orari degli altri, figurati!

Vuoi conoscere il mio piano di studi?
  1. Scienze e tecnologie enogastronomiche
  2. Teorie e pratiche della narrazione del vino
  3. Progettazione e gastronomia
  4. Storia dell’enogastronomia
  5. Geografia delle produzioni vitivinicole
  6. Lingua inglese
  7. Insegnamento a scelta
  8. Esperienze sul campo e in cantina
  9. Economia del vino e dei territori
  10. Economia e menagement per la gastronomia e l’ospitalità
  11. Ecologia e sostenibilità
  12. Antropologia del gusto
  13. Marketing per il settore vitivinicolo ed enologico
  14. Storia economica
  15. Diritto alimentare e vitivinicolo
  16. Nutrizione e dietetica
  17. Statistica per il turismo e la gastronomia
  18. Statistica applicata
  19. Chimica degli alimenti
  20. Microbiologia del vino
  21. Informatica

(I corsi barrati sono quelli che ho già sostenuto!🤩)

Didattica a distanza: l’Università on demand

Perchè mi piace il concetto di Università telematica? Il suo nuovo modo di intendere l’obbligo di frequenza. A differenza di quanto si pensa c’è l’obbligo di frequenza: se non ho seguito almeno l’80% delle lezioni di un corso non posso iscrivermi all’esame. La bella notizia è che seguo le lezioni dove e quando voglio: anche mentre faccio quei famosi 10.000 passi al giorno, proprio dal mio smartphone! Io ho avuto una doppia esperienza universitaria alla Facoltà di Ingegneria dell’Alma Mater Studiorum, nella sede di Bologna e nella sede di Ravenna. Nella sede di Bologna le lezioni erano impossibili da seguire: eravamo divisi per cognomi in A-K e M-Z e nonostante questo eravamo comunque più di 200 in aule che contenevano malapena 100 anime. Stipati contro i muri, in piedi anche per 8 ore al giorno e lontanissimo dal professore che a volte vedevo per la prima volta in faccia il giorno dell’esame. Non commenterò l’aula computer con qualche decina di macchina anteguerra (correva l’anno accademico 2004/2005). Ma secondo te cosa mi serviva frequentare in presenza? A Ravenna invece le cose andavano molto meglio: il campus era piccolino ed eravamo in relativamente pochi pertanto avevamo posti a sedere e perfino computer a disposizione!

Questo nuovo modo di intendere l’università “on demand” è una rivoluzione che mi sembra assurdo che non abbia già coinvolto tutti gli atenei. Non fraintendermi: non dico che l’ateneo di per sé non debba esistere, ma credo che sarebbe sacrosanto registrare le lezioni anche nelle università tradizionali in modo da dare la possibilità allo studente di scegliere in funzione del suo tempo, delle sue disponibilità economiche o, anche solo semplicemente perchè le lezioni in presenza sono inagibili perchè sovraffollate! Poi certo, non sarà possibile per tutte le materie, ma sono sicura che sono più quelle dove la didattica a distanza è più conveniente!

Didattica a distanza: Perchè vanno ripensati lo studio e la produttività

Prima o poi il Coronavirus finirà. Esattamente come sono finite le epidemie di peste o di colera. Si tornerà alla normalità, ma a quale normalità? Ci sarà una nuova normalità dove lo studio e la produttività hanno cambiato forma?

Dobbiamo pensare allo studio come a un liquido che si adatta al recipiente in cui è contenuto. Oggi la didattica è congelata in un sistema obsoleto che fa assolutamente schifo. E sia chiaro che non è certo colpa dei professori, vittime quanto gli studenti di un mondo malato. La maggior parte delle scuole e delle università casca a pezzi e i dispositivi tecnologici sono pochi o nulli. Gli studenti prendono mezzi di trasporto sovraffollati per raggiungere aule sovraffollate con lavagne con gessi e cimose. Nel 2021. Poi arriva il Coronavirus e invece di comprare tablet o dare quantomeno un’imbiancata si comprano dei geniali banchi a rotelle. Dato che non voglio credere che chi ha preso quella decisione (ammetto non sapere chi sia perchè non seguo la politica in quanto ne sono assolutamente disgustata) sia un fesso assoluto, preferisco pensare che ha dato un po’ di lavoro a qualche amico… in fondo parliamo di più di 300 milioni di euro, no? Ora, senza scomodare l’iPad di ultima generazione, un tablet decente costa 150€ (figurati se ti metti d’accordo con un big della tecnologia per comprarne milioni quanti te li fa pagare!): se ne potevano comprare oltre 2 milioni, forse addirittura 3!

Va beh, lasciando stare le polemiche, voglio credere che al Coronavirus seguirà una nuova normalità. Ho bisogno di credere che una radicale trasformazione del modo di studiare e del modo di lavorare sia già in corso. Anche perchè parliamoci chiaro: misurare la produttività in ore passate al banco o alla scrivania è demenziale. Uno sul banco o sulla scrivania ci può pisolare/cazzeggiare alla grande. Questa misura quantitativa non ci racconta nulla della qualità del tempo trascorso e pertanto non può essere un indicatore corretto e contemporaneo della produttività. Mi vengono in mente vecchi modi di dire sullo scaldare la seggiola o fare presenza. Da persona che lavora in proprio da quasi 10 anni penso che sia fondamentale valutare la performance e gli obiettivi raggiunti. Che poi uno studente/lavoratore ci arrivi in 1 ora o in 10 ore cosa importa?

Ho dato tre esami universitari da 8 crediti ciascuno in 2 mesi e mezzo. Non vedo cosa deve importare quante ore ho passato a studiare per ciascuno, quello che conta è il risultato, ovvero 1) averli superati e 2) il voto finale. Fissare obiettivi settimanali dovrebbe essere la base per tenere costantemente monitorata la produttività dello studente e del lavoratore.

Didattica a distanza: i limiti

Personalmente vedo solo 2 limiti nell’attuazione della didattica a distanza permanente di larga scala:

  1. Esistono studenti che non hanno voglia di fare nulla (sono fermamente convinta che 9 volte su 10 sia colpa dei genitori).
  2. Esistono studenti che hanno bisogno di socializzare (No, non tutti: io ad esempio sto fin troppo bene da sola ed ero così anche da bambina: adoravo isolarmi a disegnare!).

Pertanto credo che sia una soluzione sostenibile sono per studenti universitari o per corsi riservati ad adulti consapevoli. Gli studenti più giovani non sono pronti per questo tipo di approccio che richiede una grande responsabilità e un profondo senso del dovere. Per questo credo che la didattica a distanza dovrebbe per lo più modificare il sistema universitario fino a farlo diventare il più possibile ricco di lezioni on demand.

didattica a distanza

Un caso virtuoso: VINE MASTER PRUNERS Academy by SIMONIT&SIRCH

Dato che ti ho appena fatto una testa tanta sulla bellezza della didattica a distanza, voglio segnalarti un corso che secondo me merita assolutamente di essere provato. La mia adorata testimone di nozze Marina Tagliaferri dell’agenzia stampa Agorà mi ha appena comunicato che il caro Marco Simonit ha mantenuto la promessa di digitalizzare la sua scuola di potatura della vite.

La Vine Master Pruners Academy è la prima piattaforma digitale al mondo interamente dedicata alla formazione sulla potatura della vite. I fondatori della Scuola Italiana della Potatura della Vite e di altre Pruning School all’estero, nonché del DUTE – Diplôme Universitaire de Taille et Épamprage a Bordeaux, l’unico diploma universitario di potatura al mondo si sono aperti allo smart combinando test online e prove pratiche in vigna. La piattaforma – in italiano ed inglese – offre un vero e proprio percorso di formazione strutturato a vari livelli, che possono essere scelti in funzione dei propri interessi e delle proprie esigenze.

Il corso di base è il VINE PRUNER, in cui vengono insegnate le basi del METODO SIMONIT&SIRCH sulle forme di allevamento più diffuse, ovvero Guyot e Cordone Speronato.  Con i livelli VINE PRUNER ADVANCED, strutturati in due moduli, si possono approfondire Guyot e Cordone Speronato nelle fasi di allevamento e gestione nel tempo, e uno spazio è dedicato alla ristrutturazione e conversione dei vigneti esistenti. I livelli VINE PRUNER EXPERT, pure in due moduli, prendono in esame le forme tipiche dei più importanti distretti viticoli del mondo. Selezionabili secondo i propri interessi, sono attualmente gli unici corsi di potatura al mondo sulle forme di allevamento dei vari territori, spiegati come mai prima. Se punti al titolo di VINE MASTER PRUNER dovrai dare prova delle tue capacità nel potare tutte le forme di allevamento della vite in uso nei principali distretti internazionali.

Sono sincera: iniziative come questa mi fanno davvero credere che una nuova normalità è possibile!

Che dire? Non vedo l’ora di provarla e seguire qualche corso per arricchire la mia formazione! Caro Marco, mi inviti a scoprire la mia amata Champagne?

Cheers 🍷

Chiara

P.S.  Ti segnalo questo articolo Marco Simonit: “Braccia rubate all’agricoltura? Ma anche no!”

P.P.S. Come sempre ti ricordo che puoi scorrere la pagina e lasciarmi un commento!

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