Ecco, lo so che hai notato la fine del titolo, quell'”anche se” seguito dai tre canonici puntini. Già stai fiutando una leggera polemica, quindi probabilmente sei curioso di scoprire “con chi ce l’ho”. Facciamo una piccola premessa: il FIVI 2018 è stata un’occasione splendida per conoscere nuovi produttori di vino, salutare “vecchi amici” e incontrarne nuovi e scoprire dei vini davvero molto molto interessanti. Il problema è solo uno: la location che secondo me è inadatta per ospitare un evento del genere. Non ero mai stata al FIVI, ma conoscevo già il Palaexpo di Piacenza perché ero stata a una fiera di acquariologia l’anno scorso e l’avevo già trovato molto limitato, ma per il FIVI proprio non si può fare! Sono arrivata alle 11:10 – la fiera iniziava alle 11, e ho tardato solo perché ho trovato 2 incidenti sulla Brescia-Piacenza – e i posti erano già tutti pieni, compresi i “parcheggi abusivi” sui marciapiedi, sul ciglio della strada, sullo sterrato e ovunque ci fosse mezzo cm libero! E già qui non ci siamo… poi la struttura stessa non si presta (oltre essere bruttina e datata), così divisa in due e con un crescendo di produttori che aderiscono alla manifestazione anno dopo anno. Il secondo padiglione con qualche posto dove mangiare che faceva molto sagra di paese poi non l’ho davvero capito, comunque il panino alla salamella che ho mangiato per pranzo era buono! Insomma, prima ancora di parlare di vino, invito a una riflessione per il prossimo anno: è il caso di mantenere il FIVI al Palaexpo di Piacenza? Non sarebbe il caso che so, di spostarsi a Bologna Fiere o, almeno, a Parma se proprio non si vuole fare molta strada? Tu cosa ne pensi?

Quando si parla di FIVI 2018, e di FIVI in generale sento spesso delle polemiche, soprattutto sui social network. Alcuni addirittura lo associano a una specie di setta di produttori di vini naturali, in un periodo storico dove non ho ancora capito se i vini naturali vanno di moda oppure no! Poi sarà che viviamo in un’epoca dove di naturale non ci sono più nemmeno le labbra della professoressa di latino, non so bene cosa pensare. In realtà la FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, nasce per rendere più forti i produttori che, insieme, possono fare tanto. Sul sito del FIVI ho trovato questa dicitura che trovo piuttosto interessante:

La FIVI raggruppa viticoltori che soddisfano i seguenti criteri:
• Il vignaiolo che coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta. – 👍
• Il vignaiolo rinuncia all’acquisto dell’uva o del vino a fini commerciali. Comprerà uva soltanto per estreme esigenze di vinificazione, o nel caso di viticoltura di montagna per salvaguardare il proprio territorio agricolo, in conformità con le leggi in vigore. – Non ho capito, il vignaiolo FIVI l’uva la compra oppure no? 🤔
• Il vignaiolo rispetta le norme enologiche della professione, limitando l’uso di additivi inutili e costosi, concentrando la sua attenzione sulla produzione di uve sane che non hanno bisogno del maquillage di cantina. – Esattamente cosa significa? Cosa è consentito usare e cosa no? 🤫

Personalmente trovo un’ottima idea appartenere al FIVI soprattutto per le piccole e piccolissime realtà (diciamo tra le 5.000 e le 50.000 – 70.000 bottiglie prodotte/anno). Io non ho trovato assolutamente talebani dei vini naturali (giusto un paio), anzi ho scoperto questi 10 vini (+ 1 vino bonus che ti dico dopo!) che meritano assolutamente di essere assaggiati! 😍

FIVI 2018/1: Moscato d’Asti Canelli 2015, Cascina Cerrutti

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Giallo paglierino brillante con un perlage finissimo. Al naso è spettacolare: i sentori di albicocca, vaniglia, cera d’api e fiori di tarassaco che avevo riscontrato nell’annata 2017 si arricchiscono di un sentore pronunciato e pulito di zafferano che davvero, stupisce per la sua intensità e la sua nitidezza. Ricorda i profumi di un grande Sauternes! In bocca è molto piacevole, il residuo zuccherino (120 g/l) si sente ma non disturba. La bollicina è cremosa, è equilibrato e coerente.

FIVI 2018/2: Pinot Bianco 2016, Marco Cecchini

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100% pinot bianco affinato in barrique. Un vino di cui non ti puoi innamorare se ami lo stile dei grandi bianchi francesi. Anche se, come me, non sei un’appassionato di questo vitigno. Adoro Marco Cecchini e i suoi vini, sono innamorata del Tové dalla prima volta che l’ho assaggiato… ma oggi voglio sottolineare il suo Pinot Bianco che non avevo mai assaggiato prima… e che mi ha stupito!

FIVI 2018/3: Amforéas 2017, Marco Ludovico

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100% trebbiano, con un’anfora ricolmata di malvasia (10%), questo intrigante vino bianco che mi è piaciuto davvero moltissimo! Solo 350 bottiglie l’anno per un vino che non è per tutti, ma sono certa che conquisterà gli appassionati del genere. Proviene da vigneti che hanno oltre 40 anni d’età. Si presenta di un giallo dorato intenso, molto consistente. Al naso è profumatissimo, con note di banana matura, vaniglia, confetto, erbe aromatiche. In bocca è pieno, morbido, avvolgente e con una buona rispondenza al naso, anche se i profumi virano sulla pesca e sul cedro fresco e candito. Prezzo 19 €.

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FIVI 2018/4: PeterLuis Metodo Classico Brut 2015, Socci

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100% Verdicchio. Incredibilmente sono riuscita a salutare Marika, quando già stavo uscendo… e mi ha fatto davvero piacere dato che fino ad oggi ci eravamo sempre e solo scritte su Facebook. Premetto che questa è stata la mia ultima degustazione, e quindi non fatta nelle condizioni ottimali e pertanto mi riserverò di rifarla con calma a casa. Comunque questo spumante già così mi è piaciuto molto. Il perlage è fine e numeroso, forma una spuma abbondante ed evanescente. Al naso presenta i sentori tipici del verdicchio e questo lo rende molto piacevole. In bocca è cremoso e al contempo croccante, a tratti piccante. Ottima bevibilità.

FIVI 2018/5: Estasi in Sinfonia 2013, Franco di Filippo

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Da uve moscato reale in appassimento, questo capolavoro enologico di cui non mi stancherò mai di parlare per quanto è capace di emozionarmi. Giallo dorato intenso e brillante con riflessi ambra. Il colore, da solo, è capace di farti innamorare. Il perlage è finissimo, molto numeroso e persistente. Forma una spuma abbondante ed evanescente. Il naso è meraviglioso: note di fico caramellato, dattero fresco, miele d’estate, uva passa, cannella, panforte, pera candita e burro fuso si intrecciano con grande armonia. In bocca ha una perfetta rispondenza al naso, è morbido, fresco, profumatissimo, intenso, elegante e molto persistente.

FIVI 2018/6: Pavese 36 mesi, Ermes Pavese

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Da uve moscato reale in appassimento, questo capolavoro enologico di cui non mi stancherò mai di parlare per quanto è capace di emozionarmi. Giallo dorato intenso e brillante con riflessi ambra. Il colore, da solo, è capace di farti innamorare. Il perlage è finissimo, molto numeroso e persistente. Forma una spuma abbondante ed evanescente. Il naso è meraviglioso: note di fico caramellato, dattero fresco, miele d’estate, uva passa, cannella, panforte, pera candita e burro fuso si intrecciano con grande armonia. In bocca ha una perfetta rispondenza al naso, è morbido, fresco, profumatissimo, intenso, elegante e molto persistente.

FIVI 2018/7: Riserva degli Angeli 2013, Lazzari

 

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Quella di Capriano del Colle è una piccola DOC che pochi conoscono. Te ne ho parlato diverse volte qui sul blog, perché penso che vada valorizzata e promossa senza riserve. Terra di spumanti eccezionali, grazie a sentori di zafferano che non ti aspetti (sì, ormai hai capito che io premio i vini zafferanosi…), terra di un clone di marzemino unico e grandi rossi. La Riserva degli Angeli è un blend di marzemino, merlot, sangiovese e cabernet sauvignon che matura almeno 12 mesi in barrique e botte grande e affina per gli stessi mesi in bottiglia prima di essere messo in commercio. Al naso prevale la speziatura: note di vaniglia, pepe nero, cardamomo si fondono in una castagna essiccata, nel tartufo nero e nella marasca sotto spirito. In bocca è potente, strutturato e vellutato. Perfetto con formaggi tosti, brasati, caggiagione…

 

FIVI 2018/8: Quartaluna 2015, Terra Quercus

 

Francesco d’Alessandro mi ha invitata a scoprire la sua piccola azienda a conduzione biologica nel cuore della Toscana, dove i suoi vini sono ispirati alla musica. Quello che più mi è piaciuto è stato “Quartaluna”, un blend di cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot raccolti ognuno al momento giusto della maturazione nell’arco di 40 giorni. Si aggiunge circa un 3% di Viogner, che serve per dare un tono più “blu” al taglio. I vigneti a conduzione biologica sono ad alta densità, circa 10.000 ceppi per ettaro. Affina 12 mesi in barrique di varie essenze e provenienze e 12 mesi in bottiglia. Si presenta di un bel colore rosso rubino semitrasparente. Al naso profuma di fragole mature, di marmellata di frutti di bosco, pepe nero e chiodi di garofano. In bocca è morbido, fresco, con un tannino potente e tanta struttura. Finale lungo.

 

FIVI 2018/9: Sabbia Gialla 2014, San Biagio Vecchio

 

100% Albana di Romagna. Sarà che sono romagnola, ma ho un vero e proprio culto dell’Albana di Romagna. In effetti quella di Lucia Ziniti è una delle mie preferite, e ogni volta che la passo a salutare mi snocciola un’annata che mi piace più della precedente. In questo caso la 2014 mi ha stupita, e me ne sono innamorata perdutamente. Avviso ai naviganti, non ce n’è più. Però se passi in cantina o se incontri questa deliziosa coppia a uno dei tanti eventi a cui partecipano, forse sarai fortunato e potrai assaggiarla! Si sente il naso tipico della botrytis, con quelle sfumature di zafferano e pesca che amo particolarmente. Acida, sapida e al contempo morbida, un sorso tira l’altro. Per me è perfetta da sola, ma se proprio proprio la vuoi abbinare… “Pida e parsot, figa par tot!” Per chi non è romagnolo… scegli un ottimo crudo dolce, la vera piadina preparata con lo strutto… e godi! Oppure se vuoi un abbinamento più ricercato, provala con l’anatra all’arancia! Al palato ha sfumature agrumate che si sposano alla perfezione!

 

FIVI 2018/10: L’incompreso, Ca ed Curen

  

85% Moscato, 15% Favorita. Solo acciaio. 2 mesi di affinamento in bottiglia. Questo FIVI 2018 è il giorno dei moscati, se non l’hai ancora capito! Pur non essendo uno dei miei vitigni preferiti, a volte lo apprezzo incredibilmente. Questa è un’insolita espressione piemontese, dato che in questa terra (e in generale) è per lo più presentato dolce, frizzante o spumante. Un vino secco profumatissimo e semplice, che si presta benissimo, grazie anche alla sua grande bevibilità, ad essere abbinato a formaggi particolarmente aromatici, ad alici marinate o a essere bevuto da solo come aperitivo. Particolarmente fresco, ha i sentori tipici del moscato: albicocca e salvia. Ottimo rapporto qualità prezzo: solo 6 € la bottiglia.

 

A parte questi vini ho fatto anche un’altra interessantissima scoperta grazie a un mio caro lettore del blog, il collega sommelier, Antonio Suman! Per la cantina però lascio dirla a lui, in un commento, io ti anticipo solo che ho trovato etichette geniali, ragazzi giovani particolarmente in gamba e vini parecchio interessanti.

 

Grazie Antonio per la bella scoperta!

 

Chiudo quindi con una foto mia e di Antonio Suman che ha appena comprato il mio nuovo libro “Come diventare sommelier” (compralo subito cliccando QUI!)  anche se lui già lo è… ma come ti ho detto per ripassare è davvero perfetto! Sarò io che non godo di una memoria così efficiente, ma mi sono ripromessa di leggere un piccolo argomento ogni sera prima di andare a letto! 😁 

 

Cheers 🍷

 

Chiara 

 

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