Questo articolo si apre con una deliziosa foto di copertina dove, sullo sfondo della Tenuta di Carpineto nella magica campagna di Montalcino, ci sono questi due giovani e belli instagrammers che, essendo profondamente in mezzo ai coglioni mentre tentavo di fotografare il paesaggio, ho pensato che con loro come co-protagonisti la foto sarebbe stata ancora più bella! Chissà se il promotore della “comunicazione del vino organica” bloccherà pure me dopo averla pubblicata… 🤔 Ti dirò, è un rischio che mi sento di correre! 😝 A parte gli scherzi, prima di parlare di questa squisita degustazione di Brunello di Montalcino, oggi mi sento di togliermi un sassolino che sta nelle mia scarpa sinistra da troppo tempo. Trovo assurdo che il giornalista entri in competizione col blogger e il blogger entri in competizione con l’instagrammer! Per prima cosa bisogna essere davvero poco lungimiranti a innescare queste “guerre dei poracci”, che non hanno davvero senso! Giornalisti, blogger e instagrammers sono tutte figure fondamentali della comunicazione di un certo prodotto e dovrebbero cooperare e non certo gettarsi barili di vinacce (leggi 💩) addosso! Ovviamente parlo di giornalisti, blogger e instagrammers seri… angiolette tettone del vino di turno non sono incluse in questo ragionamento (Tranquille, è tutta invidia perché non sono nata con le teste grosse!😝).

Recentemente ho sentito un mio collega blogger accusare alcuni instagrammers di crescite su Instagram poco chiare… per poi presentarsi lui stesso con oltre 60.000 followers e foto con poco più di 900/1000 interazioni (che faccio io con le sole 17.000 anime che mi seguono)… e dato che gli hashtag li utilizza anche il nostro caro wine lover italiano la domanda è lecita: sono i suoi contenuti poco interessanti agli occhi dei suoi followers o sono i followers a non essere così tutti reali? Ma poi, seriamente, ha davvero bisogno di scrivere nella sua bio “Real followers”? Ti svelo un segreto: quando sei sincero non hai bisogno di rimarcarlo ogni 3 minuti e 30 parole scritte. E così mercoledì scorso, seduti a tavola al ristorante “il Grillo è buoncantore”, tra un persico e un coregone, scopro che Simone Roveda (@winerylovers) e Stefano Quaglierini(@italian_wines) sono anche stati bloccati da questo soggetto su Instagram e che il suo geniale articolo sulla comunicazione del vino organica era rivolto anche a loro. Ma li mortacci, com’è che hai scritto? Chi si fa i ca… ehm i vinaccioli suoi campa cent’anni? E allora continuiamo a farceli tutti, per l’amor del cielo! O mi sembra doveroso che qualche risposta arrivi! Perché a scrivere pataccate e fare i fenomeni se vogliamo siamo bravi tutti… ma magari semplicemente 9 volte su 10 soprassediamo per non fare la figura dei poracci (come qualcun altro)! Ha ragione su una cosa però: c’è un grande calderone anche tra i wine blogger e ci finiamo proprio dentro tutti… e l’idea che io sono nello stesso tonneaux di un soggetto simile non mi fa affatto piacere! E quanto alla Chiara Ferragni, un esempio per me, ha tutto il diritto di chiedere 30.000 € e passa per un post su Instagram. La pubblicità si paga. Un passaggio di 15 secondi in TV durante “C’è posta per te” costa circa 45.000 €, con la gente che durante la pubblicità fa zapping o si alza per andare in bagno. Un post della Ferragni resta, e se mi chiamassi “Gucci” e puntassi su una forma pubblicitaria per la mia azienda non avrei dubbi. Basti pensare che, ad esempio, nel 2019 ho articoli che ho scritto nel 2015 che sono tutt’ora letti quotidianamente! L’importante è distinguere i contenuti sponsorizzati e non, oppure accettare di sponsorizzare solamente i contenuti di cui avremmo parlato anche gratuitamente per la loro bontà. Io ad esempio non accetto soldi dalle cantine vinicole, ma accetto sponsor quali eventi, fiere, bicchieri, tappi, oggetti per la mis en place e tutto quello che ruota intorno al mondo del vino senza essere vino, oppure da aziende del food senza essere ristoranti! Anzi, se rientri in una di queste categorie e vuoi sponsorizzare il mio blog o il mio best seller “Come diventare sommelier” clicca QUI.

Anche io confido in una selezione naturale, prima o poi. La differenza si vede sul serio, non preoccuparti!

Ben venga invece se nella grande “botte” dei comunicatori del vino mi affiancano a un Morris Lazzoni di Vino per Passione che magari sì, potrà non fare i miei numeri, ma è un sommelier che sa cosa dice quando parla di vino, scrive benissimo e non mi annoio mortalmente a leggerlo (a differenza dei fantapipponi che spara qualcun altro). Ben venga se mi mettono in botte con un Davide Bortone di Vini al Supermercato, un giornalista che ha un magazine scritto bene, onesto e che non legge solo lui. E sono felice anche se mi mettono in botte anche con Simone Roveda, Stefano Quaglierini, Emanuele Trono e i ragazzi di Cantina Social Adriano, Matteo e l’altro che non ho conosciuto di cui non ricordo il nome.

Intanto Simone è un ingegnere informatico che prima è diventato sommelier e ora ha appena dato il terzo livello della Wset e ha due coglioni grossi così, e vorrei essere brava la metà di lui a raccontare il vino anche in inglese. Altro che tornare allo scrivere solo in italiano, ma stiamo scherzando? Stefano è un enologo giovane e in gamba, e non certo il markettaro che non è mai stato in una vigna o in una cantina come sostiene qualcun altro. E io sono stata più che contenta di condividere questi due bellissimi giorni in Toscana anche con loro!

Ieri ci siamo salutati con la deliziosa cena al Ristorante “Le logge del Vignola” nel centro di Montepulciano… ed è proprio da qui che voglio ripartire per raccontarti il secondo giorno con i vini toscani di Carpineto. Se ricordi ieri ti ho parlato di una deliziosa sfera di cioccolato che si scioglieva grazie all’assenzio abbinato a un vin santo altrettanto stupefacente!

Carpineto, Vin Santo del Chianti DOC 1999

Si presenta di un meraviglioso color ambra intenso e brillante. Roteando il bicchiere forma archetti ravvicinati e regolari. Al naso si intrecciano deliziose note di frutta secca, noce, nocciola, cacao e pino mugo. In bocca è ampio, con note di albicocca. Nonostante l’età è freschissimo e ha un lungo potenziale di evoluzione… non a caso è l’annata appena rilasciata. Intenso, con un finale lungo e armonico.

E ora torniamo a parlare di Montalcino e di Brunello di Montalcino…

Ordine & Pulizia

La cantina è un piccolo gioiello bello, ordinato e pulito, filo conduttore di tutte le tenute di Carpineto. Se le vigne sono gestite nel pieno rispetto dell’andamento climatico e della natura, gli spazi sono il riflesso della loro filosofia.

Io per prima penso che per produrre un buon vino si deve avere un ambiente idoneo. Un ambiente idoneo non è per forza la stupenda cantina faraonica, ma è prima di tutto uno spazio pulito e ordinato. Per me è impossibile essere produttivi nel disordine e nella sporcizia. Per me è incoerente ambire a produrre vini eleganti in un ambiente caotico e pulcioso, e non nascondiamoci dietro la scusa del “stiamo lavorando”. Si lavora bene nella pulizia. E credo fermamente che un vino che nasce nel pulito è più sano, oltre che più buono.

Architettura & paesaggio

L’Appodiato di Montalcino di Carpineto è una delle aziende più alte della zona: i vigneti si trovano infatti a 500 metri sul livello del mare. Lo splendido antico casale in pietra di fine ‘800 è circondato da circa 10 ettari di vigneto piantato a Sangiovese grosso, da un uliveto storico e da un fitto bosco di macchia mediterranea.

Il sesto d’impianto è 2,20 x 0,90 metri a cordone unilaterale, sono vigneti ad alta densità con oltre 5,000 ceppi per ettaro.

Il suolo è sedimentario, con una stratificazione molto antica che raggiunge 15 milioni di anni fa. Si trova uno scheletro di galestro sotto formazioni argillose di epoca pliocenica.

Una cantina da sogno…

Carpineto è sicuramente una grande realtà: oltre 3 milioni di bottiglie ogni anno sono firmate da questa azienda. Sicuramente è facile fraintendere, se uno non ha mai avuto modo di visitarla. Eppure basta vedere questa deliziosa piccola tenuta per capire che è vero che Carpineto è un grosso marchio, ma è un grosso marchio fondato da anime più o meno grandi o più o meno piccole, come l’Appodiato di Montalcino. Nel casale c’è una cantina meravigliosa in pietra dove si susseguono ambienti con splendidi barili in legno di varie dimensioni e fatture di cui è impossibile non innamorarsi! Nulla è lasciato al caso, tutto è curato in ogni dettaglio. Impossibile pensare che in una cantina così perfetta non nascano vini all’altezza dello spazio dove vengono costruiti.

…una cantina da sogno/2

Non ho avuto il privilegio di conoscere uno dei soci fondatori, Giovanni Carlo Sacchet, recentemente scomparso per una malattia fulminante. Posso però capire sua figlia, che ha la mia stessa età e che sta vivendo quello che sto vivendo io. I nostri papà sono la nostra eredità più bella. Oggi Sara Sacchet ha in mano la conduzione enologica di un’azienda importante. Il socio del padre, Antonio Mario Zaccheo, è una persona molto umile e di gran carattere che ha saputo creare dal niente una realtà straordinaria come Carpineto. Io per prima voglio augurare a Sara di trovare la serenità un giorno. A me hanno promesso che un giorno farà meno male. Spero anche per lei. Per quanto riguarda il successo enologico basta sentire i vini che firma e i premi che vince per capire che ne avrà tanto. 

La deliziosa sala degustazioni…

e la prima degustazione: Rosso di Montalcino!

 

Rosso di Montalcino 2016 – 14% vol

Si presenta di un bel rosso rubino con riflessi granati ai bordi. Roteando il bicchiere forma archetti ravvicinati abbastanza regolari. Al naso si intrecciano note di pepe nero, cuoio, rosmarino, ematico, mentolato, rabarbaro e scorze d’arancia. In bocca è molto elegante e fresco, giustamente tannico, morbido e lungo sul finale.

Il 70% affina in botte grande mentre il 30% affina in barrique di secondo e terzo passaggio.

 

E infine le degustazioni/2:  Brunello di Montalcino!

 

Brunello di Montalcino 2013 – 14,5% vol

Si presenta di un rosso rubino particolarmente concentrato, ma trasparente. Al naso si sente tantissimo il cuoio, il sottobosco, la vaniglia, la noce moscata, il pepe nero e la confettura di more. In bocca è freschissimo, con un tannino in corso d’opera. Non molto morbido, ma essendo un “infanticidio” è più che normale. Lunghissimo sul finale. La sua grande acidità lascia intuire un potenziale d’invecchiamento lunghissimo.

 

E tu ami i vini toscani? E il Brunello di Montalcino? Sei stato a Benvenuto Brunello quest’anno? Conosci il Brunello di Montalcino dell’azienda Carpineto? Scrivimelo in un commento!

Cheers🍷🍷

Chiara

P.S. Come sempre ringrazio Sony Italia e UniversoFoto.it per la fornitura della mia adorata Sony RX 100 Mark 4 che mi permette di fare delle foto straordinarie negli interni delle cantine anche in condizioni di scarsa luminosità e senza ausilio di luci aggiunte! Un vero gioiellino che puoi comprare su Amazon a metà prezzo cliccando QUI.

P.P.S. Un abbraccio a tutti i miei colleghi wine blogger, instagrammers e giornalisti che ogni giorno operano nel mondo enologico con grande passione e che conoscono il valore di loro stessi e la bontà del loro lavoro. A qualunque livello voi siate, sono certa che se vi concentrerete a curare il vostro orto invece di screditare quello del vicino raggiungerete risultati straordinari. E sono certa anche che se ci vorremo bene e ci aiuteremo l’un l’altro, li raggiungeremo insieme. In fondo come diceva Bovio, il vino unisce gli uomini, è solo l’acqua a dividerli. 😍

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