Domenica 22 Giugno sono stata ospite della Famiglia Scaglione nella provincia di Asti in occasione della trentennale del Loazzolo DOC e ho partecipato ad un bellissimo dialogo sul vino insieme ad altre personalità importanti come Antonello Maietta, Presidente dell’Associazione Italiana Sommelier, Luca Gardini, sommelier campione del mondo 2010… vari giornalisti di settore e non… e naturalmente IO! 😀

Trovi maggiori informazioni sull’evento QUI. Per chi si fosse perso i dettagli ripubblico la locandina:

Locandina-loazzoloVoglio fare una piccola premessa: qualcuno mi spiega perché ogni volta che devo andare da qualche parte per lavoro sistematicamente il navigatore non trova l’indirizzo? In questo caso sia il TOM TOM che l’iPhone si sono rifiutati perfino di trovare le coordinate! Possibile che la mia vita sia un eterno vagare nelle strade più sperdute del Belpaese? 😀

Dai su su che torno seria!

Ma tu conoscevi la DOC Loazzolo? Io e Andrea ammettiamo la nostra ignoranza in materia… fin quando non siamo arrivati non l’avevamo mai sentita nominare… e questo ci da molto da pensare! Ricordo a tutti che “Il povero Andrea” è un brillante ingegnere nonché sommelier degustatore AIS! Possibile che sia io che lui non ne sapevamo niente? Eppure noi di vino ne beviamo parecchio!

Ma è mai possibile che Andrea abbia sempre... il naso "in pasta"? :D

Ma è mai possibile che Andrea abbia sempre… il naso “in pasta”? 😀

Va beh… approfondiamo!

Il Loazzolo DOC è un vino bianco ottenuto da uve di moscato in purezza dell’omonimo paese nella provincia di Asti. Considera che dei 150 ettari di vigneti coltivati a Moscato in zona solo 3 sono i prescelti che donano a questo vino le sue eccezionali qualità! Questo perché qui la vite ha poca resa e questo permette la concentrazione degli zuccheri, che ne fanno perfetta la vendemmia tardiva. L’uva è scelta manualmente grappolo per grappolo e poi stesa sui graticci dove appassisce disidratandosi e concentrando così aromi e profumi. La pigiatura avviene con sistemi tradizionali e delicati per impedire che si danneggi l’armonia gusto-olfattiva del vino. Il Loazzolo DOC si presenta come un vino da meditazione straordinario da solo, ma perfetto se accompagnato con un formaggio piccante stagionato come la robiola di latte di capra.

L’Enologo Giancarlo Scaglione, figlio di viticoltori loazzolesi e grande amante delle donne, da grande uomo di piacere e passione, è il primo produttore del Loazzolo DOC.

Un tempo era di uso comune mettere a posa alcuni prodotti della campagna per conservarli e gustarli anche fuori stagione. I fichi secchi, i pomodori essiccati al sole e poi messi nei barattoli di vetro con un favoloso bagnet, le tume asciugate su paglia e poi riposte nell’olio e nel latte o tra le foglie verdi del cavolo, l’uva moscato, raccolta quando era giunta a giusta maturazione ed appassita su graticci di canne che la facevano conservare fino a Pasqua, erano prelibate delizie per il mondo contadino fino a qualche decennio fa. Il nonno di Giancarlo, Masein, era abituato a torchiare quest’uva passita per ricavarne alcune bottiglie di vino veramente eccezionale. Ed è così che, dopo specifiche ricerche e spinto da alcuni amici che avevano assaggiato il vecchio vino, nel 1985 Scaglione ha prodotto le prime bottiglie di Moscato Vendemmia Tardiva. Fu subito un successo, nacque il Forteto della Luja ed iniziarono i riconoscimenti a livello nazionale.

Wikipedia

Durante la giornata è stato presentato anche il libro “Luigi Veronelli. La vita è troppo breve per bere vini cattivi.” firmato da Gian Arturo Rota, che ha trascorso quasi 20 anni accanto fianco a fianco di Veronelli (di cui “custodisce” l’immenso archivio) e per 11 ha diretto la Veronelli Editore, e Nichi Stefi, che con il “poeta” del vino italiano ha avuto una collaborazione feconda e continua nel campo dell’enologia e della gastronomia collaborando a molte riviste di settore, edito da Giunti e Slow Food Editore. Peccato che la frase originale non è di Luigi Veronelli ma di Goethe, e risale ai primi del 1800:

[Tweet “”La vita è troppo breve per bere vini mediocri.” Goethe”]

chissà se Rota ha cambiato leggermente la frase di Goethe per attribuirla a Veronelli… addirittura ne ho sentita una versione che recita “Luigi Veronelli. La vita è troppo corta per bere vini cattivi”. Perdonate la puntigliosità, ma sarà che anche io scrivo, ci tengo molto al diritto d’autore… comunque il libro non vedo l’ora di leggerlo!  🙂

giovanni-scaglione

Giovanni Scaglione presenta il famoso quadro-ricordo.

Il vero peccato è che il Loazzolo DOC è una realtà piccola e poco conosciuta al di fuori della sua Terra. Col mio intervento ho voluto sottolineare l’importanza che ricopre il Brand nella scelta finale del consumatore. Le mie parole vogliono essere un piccolo monito a tutti quei produttori che pensano che basta produrre un buon vino per venderlo senza curarsi di avere un sito web efficace, delle etichette brillanti e dei packaging accattivanti.

Te lo dico una volta per tutte: basta buttare fiumi di soldi a stampare cataloghi e brochure che finiranno probabilmente nel camino o sotto un tavolo! Il costo di progettazione, stampa e distribuzione di un catalogo, nonché il suo pubblico potenziale che è limitato alla capacità economica di sopportare la stampa e la distribuzione è di gran lunga superiore del costo di progettazione di un sito web efficace! E vogliamo parlare del pubblico potenziale che supera il miliardo di utenti? Quanto pensi che ti possono costare 1 miliardo di stampe del tuo prezioso catalogo?  Una presenza web ben strutturata ha costi infinitamente inferiori ed è in grado di generare risultati esponenzialmente superiori!

Se ti va di ascoltarla… qui trovi il confronto tra me e Luca Gardini (che ogni giorno assomiglia di più a suo padre, Roberto Gardini, un sommelier che sa raccontare il vino in modo straordinario…  sicuramente uno dei miei maestri… anche se i suoi sbalzi di voce non li avrò mai! 😀 )

Non me ne voglia il caro Luca Gardini se non concordo con la sua visione del “la gente beve secondo il suo palato” e “dobbiamo smettere di guardare il nostro orticello… e guardare all’estero”. Ma che estero vuoi che guardo se due sommelier che sbevazzano da nord a sud di continuo non sanno nemmeno che il Loazzolo DOC esiste? Sarà meglio che prima guardiamo nel nostro orticello i prodotti che offre, e poi dopo averne capito limiti e potenzialità studiamo, cantina per cantina, una strategia efficace per proporli all’estero… magari partendo con un blog aziendale di successo redatto all’interno di un grande contenitore che potrebbe appunto essere un magazine multilingua che trova spazio anche all’estero. Insomma… potrebbe essere Perlage Suite entro un paio d’anni… mi avete scoperta 😀

wine-marketing

E poi sono d’accordo con Luca che le problematiche di considerazione all’estero esistono e vanno risolte… ma credo anche che non si può pensare di costruire una casa senza fondamenta! (E il lato ingegneristico di me inevitabilmente avanza…) Seriamente! Come possiamo guardare all’estero se il deficit è dentro l’Italia stessa? Quando hanno fatto l’Europa senza aver fatto l’Italia è stato un disastro totale! Ci serva da lezione: ogni italiano deve fare un piccolo passo verso la cultura e la consapevolezza del bere in modo da dirigersi davvero verso il suo palato, ogni cantina deve fare un grande passo verso fornirgli la possibilità di capire chi ha di fronte, la sua storia, i suoi vini.

Nessuna rivista e nessun giornalista sarà mai davvero autorevole all’estero se in Italia è un perfetto sconosciuto a causa del fatto che non esiste ancora un mondo dove farsi conoscere.

A proposito di WineEnthusiast… QUI trovi un articolo sul Collio di Felluga, sui miei nonni e sul sogno americano…

Ora vorrei fare una pausa golosissima: a pranzo siamo stati a La Casa nel bosco.

“Non è un agriturismo, non è un ristorante,

è semplicemente la casa di Gianni e Mina Filipetti

adagiata su un bosco dell’Alta Langa

col sapore della semplicità e delle cose fatte per bene.”

Paolo Massobrio, Guida Critica e Golosa – 2006

Pannacotta alla nocciola di Mina de La Casa nel Bosco

Pannacotta alla nocciola di Mina de La Casa nel Bosco

Ve lo giuro su Paco: questa pannacotta da sola vale il viaggio! Non avevo mai mangiato una cosa così deliziosa in tutta la mia vita… semplice e gustosissima, personalmente il dolce più buono di sempre! Peccato l’infelice abbinamento col Brachetto passito un po’ ossidato e non troppo azzeccato… ci avrei preferito un vino leggermente liquoroso ma più delicato dal punto di vista gusto-olfattivo.

A parte questo… abbiamo mangiato un carpaccio marinato con zucchine e parmigiano discreto, un delizioso sformatino al pomodoro con pesto di rucola… e dei tajarin al ragù che soprattutto nel bis erano gustosissimi! Dico nel bis perché il primo giro era leggermente scotto… ma quando si lavora sulla quantità e serve in pirofila il cameriere è normale che non sia il TOP. Al secondo giro siamo stati i primi ad essere serviti ed erano perfetti! Ne avrei mangiati un quintale alla faccia della mia dieta!

Sui vini che abbiamo bevuto non vi dico ancora nulla… ma solo perché a grande richiesta sto implementando una nuova sezione qui su Perlage Suite… ho ricevuto così tanti messaggi twitter e mail che me lo chiedevano che non ho resistito e ho avviato un altro grande progetto… che vuole essere emblema sia della mia volontà di aiutare gli altri, sia del mio immenso amore per il vino. Ma per ora è un segreto! 😀

Ristorante “La casa nel bosco”

  • Regione Valle Galvagno 23, 14050 Cassinasco (AT)
  • Telefono: 0141 851305
  • E-mail: lacasanelbosco2002@libero.it
Una bella foto ricordo della giornata: Antonello Maietta, Chiara Bassi, Andrea Montanari, Silvia Scaglione

Una bella foto ricordo della giornata: Antonello Maietta, Chiara Bassi, Andrea Montanari, Silvia Scaglione

Beh, mi ha fatto molto piacere sapere che il nostro presidente Antonello Maietta era sulla mia stessa lunghezza d’onda! Parlare con lui e sua moglie è stato un vero piacere, Ilaria è, oltre che bellissima e di rara raffinatezza, anche una piacevolissima compagnia. (Furbo il nostro presidente… 😀 )! Scrivendo questo articolo mi è proprio venuta in mente mentre scattava la foto, la posatezza dei suoi gesti mi hanno davvero conquistata! Ho il potere di essere totalmente affascinata da donne straordinarie… ma vi faccio una comunicazione di servizio: il mio principe azzurro è disperso tra le langhe, o tra il salento… o in Papua Nuova Guinea! Non c’è verso che mi trovi… del resto se è salito su un brocco bianco invece che su una Maserati ne ho di tempo da aspettare ancora… UFFAAAAAAAAAA!

O forse una persona c’è. O non c’è. O esiste nella mia testa. Del resto chi ha detto…

[Tweet “”L’attesa del piacere è essa stessa un piacere.” Lessing”]

ha detto una cazzata colossale. Francesismi inclusi.

Il mio pensiero è più…

[Tweet “Dietro l’attesa, c’è tutto: il permesso gratuito di evocare un bel viso o di dialogare con un’ombra.”]

Ehi Chiara… non stai su Meetic! Qui nessuno ti chiede di mettere un annuncio per cuori solitari! Parliamo di vino che è meglio!

Per diventare Loazzolo Doc Vendemmia Tardiva “Piasa Rischei” le uve di moscato bianco sono coltivate a 450 metri di altitudine, raccolte a mano e con grande attenzione progressivamente da fine settembre fino a novembre inoltrato, con gli ultimi grappoli e gli acini infavati da Botrytis nobile, mentre la prima parte del raccolto è fatto appassire su stuoie in fruttaio.

loazzolo-doc-verticale

Come ti ho detto, delle singole etichette ne parlerò in separata sede. Tuttavia voglio fare un personale appunto sulla verticale! O meglio, parlarti di quelle che per me sono state le 3 annate memorabili.

  1. Loazzolo DOC 2002 – annata con note muffate molto insistenti… e si sa: a me la Botrytis cinerea piace molto! In questo caso è molto particolare l’effetto che salta fuori dalla combinazione tra il Loazzolo DOC e la muffa nobile, che in questa annata si sente più che in tutte le altre. Al mio naso è stato come odorare un dolce/non dolce ottenuto da spezie (vaniglia, garofano e curcuma), albicocche e fichi essiccati, nocciole, fiori d’acacia e rose essiccate, e una scorzetta d’arancia candita. Molta corrispondenza tra naso e bocca, mi è piaciuto davvero.
  2. Loazzolo DOC 1998 – annata che mi sento di definire davvero unica, forse in assoluto la migliore. Il cambio di sentori tra le annate 2000 e le annate degli anni ’90 denotano forse la volontà della famiglia di “francesizzare” un po’ questo vino col passare del tempo… forse per renderlo più “alla portata” di certi mercati. O forse è solo un risultato involontario! Fatto sta che scendendo negli anni ’90 il Loazzolo è un vino più difficile, dove sono i fiori essiccati e il fondo in salamoia a fare da protagoniste. A me forse piace ancora di più. Se il Loazzolo 1985 è straordinario, è con l’annata 1998 che si ha la bevuta più interessante.
  3. Loazzolo DOC 1985 –  e qui sono nata… io e questo vino abbiamo in comune 30 anni portati benissimo 😀 Non avrei previsto una simile evoluzione: poca ossidazione e tanta salamoia! Davvero, sia al naso che alla bocca è prepotente l’odore ed il gusto dell’oliva in salamoia. E questo sentore così forte solo in seconda battuta ti porta a riconoscere… sai quel miele alla nocciola che trovi da alcuni apicoltori? E poi la rosa e la ginestra essiccate… quando entra in bocca ha una persistenza lunghissima… praticamente mi ha accompagnato per un po’ nel viaggio di ritorno… un vino davvero magico.

loazzolo-doc-vendemmia-tardiva

Un piccolo consiglio che viene dal mio mondo per questo pregiatissimo vino, ti chiedo la cortesia di sbloccare il contenuto condividendolo sul tuo social network preferito per scoprirlo!

[sociallocker id=510]Il Loazzolo DOC Forteto della Luja è un vino davvero unico, come unica è la sua etichetta che sicuramente uno può ricordarsi facilmente. Tuttavia è difficilissimo leggere quanto sopra riportato, quindi è riconoscibile solo se uno già la conosce. Come professionista specializzata nel wine marketing, non posso fare a meno di invitare la famiglia Scaglione a riflettere sull’etichetta e sulla bottiglia utilizzata per contenere questo delizioso nettare. Personalmente farei una scelta che ne valorizzi l’importanza, ma soprattutto che faciliti la lettura dell’etichetta da parte del consumatore e del potenziale consumatore. Sì quindi alle scelte particolari, no a quelle che ostacolano l’accessibilità delle bottiglie. Far conoscere in ogni angolo d’Italia questo vino delizioso dipende anche dalla vostra volontà di adeguare il packaging e l’etichetta al prodotto finale. Perché ancora prima di bere, si guarda. E si compra. Spesso con gli occhi.

Loazzolo DOC Forteto della Luja etichetta 1985... non ho nemmeno capito dove era scritto l'anno... bella l'idea della spirale, ma nero su nero, con quel font dorato che sgrana e dà poco risalto è davvero penalizzante.

Loazzolo DOC Forteto della Luja etichetta 1985… non ho nemmeno capito dove era scritto l’anno… bella l’idea della spirale, ma nero su nero, con quel font dorato che sgrana e dà poco risalto è davvero penalizzante.

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Un abbraccio ed un grazie ancora di cuore alla Famiglia Scaglione e a tutti i loro ospiti.

Chiara

[Tweet “”Il vino sente l’amore del contadino e lo ricompensa facendosi migliore” Veronelli”]

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