In quarantena ho notato che, a parte uno spopolare di dirette Instagram, siamo tutti accumunati da un fatto imprescindibile: cuciniamo -e di conseguenza mangiamo- di più. In effetti devo dire che questa cosa mi fa davvero piacere: io mi preparo da tanti anni ormai tutto in casa e spero che uno dei risvolti positivi del Coronavirus sia proprio far riprendere contatto con la materia prima alle persone. Sono felice che il mio compagno cucina con me (ormai è più bravo di me a fare la piadina romagnola) e si è reso conto che ci vuole davvero poco a farsi tutto, dai biscotti al pane, dalla pizza alla pasta, dall’hamburger alla maionese… Quello che però mi manca è poter  camminare in un vigneto, sentire il profumo del mosto in una cantina, respirare l’umidità mista vino nella bottaia. Tutte queste cose le ho vissute a fine febbraio, quando dopo lo splendido San Valentino trascorso a Castello di Spessa, sono tornata in Friuli per visitare Ronco dei Tassi. Avevo già apprezzato in particolare uno dei vini di questa azienda: il Fosarin, così quando ho ricevuto questo invito non ho resistito!

In quarantena ti dicevo, oltre le dirette Instagram e le foto di cucina, spopolano anche i ricordi dei giorni in cui eravamo liberi di muoverci. Ah, la libertà… quella cosa che noi giovani abbiamo dato per scontata fin da quando siamo nati! Beh, oggi voglio scrivere un articolo proprio su questa visita avvenuta ormai 2 mesi fa. In realtà sono “solo” due mesi fa, ma a me sembra davvero un tempo lontanissimo! Ronco dei Tassi è un’azienda di cui non puoi non innamorarti. Merita una visita, non fermarti “solo” ad assaggiare i vini. Scoprila. Perchè? Eccoti 5 motivi… anche se ce ne sarebbero ancora di più! 😍

Motivo 1: I vigneti sono curati e situati in un punto panoramico splendido

Prima di visitare la cantina abbiamo fatto una piccola passeggiata in vigna dove abbiamo potuto ammirare un panorama splendido quasi a 360°. Sembra incredibile vedere Italia e Slovenia intersecarsi perfettamente l’una nell’altra, cultura e architettura fondersi nelle colline coltivate, piccoli paesi sovietici ma non troppo, colorati campanili barocchi, e, dall’altro lato, il mare Adriatico. Per quanto febbraio non sia il mio mese preferito per visitare un vigneto, Enrico Coser è riuscito a conquistarmi con il suo affascinante racconto, anche se non ne aveva affatto bisogno: i suoi “terrazzamenti” ordinati mi avevano già rubato il cuore. Nel 1989 suo padre Fabio e sua madre Daniela comprarono i primi 9 ettari, di cui solo 4 erano adibiti a vigneto. Oggi gli ettari sono 50 di cui 23 sono vigneto e la parte restante è bosco. Già questo ci lascia intuire che tanta strada è stata compiuta e tutta nella direzione giusta. L’obiettivo resta lo stesso: portare in cantina un’uva sana che consenta di elaborare grandi vini con il minor numero di trattamenti possibili. Per fare questo si parte proprio da questi filari ordinati e curati con amore. ❤️

Motivo 2: La cantina è un gioiello di pulizia

Io non so se tu immagini il numero di cantine che visito in un anno… diciamo che prima della quarantena erano almeno un centinaio! Ah, ne vedo davvero di tutti i colori… ma di tutti eh! Beh, io ho un punto di vista semplice e chiaro su cui non transigo: nel caos e nello sporco non si può lavorare bene. Ah no, non me la raccontate a me la storia dell’artigianalità, degli artistoidi del vino, dei contadini… non attacca! Non confondiamo, ad esempio, uno studio di un pittore pieno di tele, pennelli, colori, libri, con un ambiente caotico e sporco! Sono cose ben diverse! Beh quando entro in una cantina come Ronco dei Tassi i miei occhi sono appagati: qui si può lavorare e si lavora bene, non ci sono dubbi.

Motivo 3: C’è una bottaia che non ti aspetti

scelGiuro, quando ho visto la bottaia ho fatto un colpo. E chi se l’aspettava un ambiente così nei sotterranei della struttura? Pazzesca, bellissima! Pietra, umidità, profumi, botti… il mio ambiente ideale. E quando Enrico si è “armato” del ladro e ha iniziato a splillare i vini direttamente dalle botti per farceli assaggiare: beh qui l’amore è diventato totale. A volte preferisco assaggiare il vino direttamente in questa fase che la bottiglia finita! Non fraintendermi: anche l’assaggio della bottiglia è fondamentale, però trovo la degustazione dalle botti davvero didattica e utilissima per farti capire le potenzialità dei vini, soprattutto rossi. E vogliamo parlare di quanto incide la tostatura e la grana del legno? E poi è uno spettacolo sentire come incide la scelta della botte sulla stessa partita di vino: lo adoro, lo adoro, lo adoro! 😍

Motivo 4: i vini sono davvero buoni

Siamo nel cuore del Collio Goriziano… e so che stai pensando a grandiosi vini bianchi! Tuttavia i vini rossi che ho assaggiato dalle botti mi hanno arruffianata e riempita di promesse! In una stanza accogliente in stile rustico abbiamo degustato i vini pronti. Un breve focus sulla Ribolla: Enrico mi ha fatto assaggiare una bottiglia più “antica” per farmi scoprire le sue potenzialità e, pur non amando questo vitigno, un po’ mi sono ricreduta! Il vino su cui mi voglio soffermare però è il Fosarin: friulano, malvasia e pinot bianco, piante che hanno fino a 60 anni di età, si incontrano per affinare in barrique per almeno 5 mesi. In degustazione il legno si sente appena, segno che la botte è stata scelta bene e dosata benissimo. Si presenta di un bel giallo paglierino brillante e consistente. Al naso note di yogurt all’albicocca, pesca gialla matura, noce e finocchietto selvatico. In bocca è coerente, minerale e sapido, persistente. Il Fosarin Ronco dei Tassi è per me la punta di diamante dell’azienda!

Motivo 5: i vini Ronco dei Tassi si abbinano benissimo a tanti piatti diversi

Come ho già detto in quarantena stiamo cucinando e mangiando tanto! Così tra un piatto e l’altro ho scoperto degli abbinamenti divini! Del resto i vini Ronco dei Tassi sono tutti accumunti da una grande bevibilità e questo facilita le possibilità di abbinamento! Tra le varie prove he ho fatto ci sono stati tre piatti che con 3 vini ci hanno emozionato! Il primo è il picolit con il gorgonzola alle noci! La perfezione! Il Picolit ha un bellissimo colore oro intenso con riflessi ambra e un naso intenso di albicocca in confettura e fico secco. In bocca è dolce ma non troppo ed è questa caratteristica che gli conferisce una beva straordinaria. Il secondo abbinamento fuoriclasse è il sauvignon con gli gnocchi ripieni di rosa camuna con pecorino, pepe nero e guanciale. Aromaticità con aromaticità, la dolcezza dei fiori di sambuco del vino contrasta col pepe e i sentori di salvia si confonde col burro con cui ho condito gli gnocchi. Il terzo abbinamento è stato il più super di tutti! Piadina romagnola con carne salada trentina, insalatina e ciccioli frolli sono stati esaltati dal pinot grigio Ronco dei Tassi!

Se non ti sei ancora innamorato di Ronco dei Tassi la colpa è solo tua: assaggia i vini e appena ci danno il via libera a spostarci tra le regioni fai un salto in azienda! 😋

Cheers🍷

Chiara

Ah, hai ragione! Non ti ho ancora detto perchè l’azienda ha questo nome apparentemente insolito! La cantina si trova ai limiti del Parco naturale di Plessiva, zona di tutela ambientale ricca di flora spontanea e di numerosa fauna selvatica che, non disturbata, trova in questi luoghi l’habitat ideale. Dalla specifica presenza di alcune colonie di tassi che nel periodo in cui l’uva è matura diventano ghiotti consumatori dei grappoli più dolci e dalla particolare disposizione dei vigneti in terrazze ben esposte denominate “ronchi”, è nato il nome dell’azienda Ronco dei Tassi.🦔🦔🦔 Va beh, questi sono ricci… bisogna protestare con Apple: vogliamo l’emoji dei tassi! 😁

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