Ieri mi ero ripromessa di pubblicare un articolo che parla di abbinamento vino rosso e pesce, ma quando mi sono concessa un’ora di pausa dalla scrittura mi sono trovata a guardare un film su Netflix intitolato Self-Made: La vita di Madam C. J. Walker. Sarà che sono nata con il mito del Self-Made-Man (o forse sarebbe meglio dire Woman?), ho trovato questo film di grande ispirazione. Una bellissima interpretazione di Octavia Spencer (che avevo già apprezzato nella serie The Divergent) nei panni di Sarah Breedlove, la prima donna milionaria d’America che si è fatta da sola… nera per giunta, in un periodo storico in cui i suoi genitori e i suoi fratelli facevano ancora gli schiavi nelle piantagioni. Inutile dire che non ho terminato l’articolo – che pubblicherò domani – ed ho deciso che oggi, per la Festa della Donna, voglio condividere con te una riflessione sulle donne e in particolare sulle Donne del vino.

Una piccola premessa…

Stamattina sia Elisa Gubellini sia Franco Ziliani mi hanno inviato su whatsapp un articolo che ha pubblicato Franco sul suo blog che riporta un bel pezzo di Elisa scritto per lui, che condivido in grandissima parte. Mi ci ritrovo in molte cose che ha detto: tranne casi eccezionali (tipo treni quasi persi etc) non sono mai uscita di casa senza i capelli in ordine, perfettamente truccata e le unghie laccate con una forma a mandorla perfetta. Anzi, confesso che lo smalto mangiato mi fa pure un po’ schifo. A differenza sua odio i tacchi perchè mi piace camminare tanto e stare comoda. Non mi sono messa i tacchi nemmeno il giorno del mio matrimonio: ho scelto un paio di ballerine gioiello della Geox e solo perchè mamma mi ha guardato male quando ho pensato di mettermi le ciabatte infradito della Birkenstock. Anche il vestito da sposa l’ho scelto corto: sai che maroni andare in bagno con lo strascico? Per non parlare della sporcizia che ci rimane attaccata! Tuttavia non sono mai uscita di casa con una borsa che non fosse abbinata alle scarpe. Una borsa naturalmente firmata: non ho mai comprato una borsa al mercato. Certo a una Louis Vuitton di plastica preferisco la pelle di Orciani o la Pasticcino Bag di Max Mara, ma il concetto non cambia. E sì, vado in vigna con le sneakers di cocco nero abbinate alla borsa. 

Ed ecco una foto del mio matrimonio in cui si possono notare le ballerine… alla faccia del Self-Made!  

chiara bassi matrimonio

Esteticamente mi piaccio tantissimo – nonostante qualche kg di troppo – e questo contribuisce a rendermi molto sicura di me. Quello che però mi rende particolarmente sicura di me è la mia intelligenza e la persona che sono oggi, nonostante tutto. Tra 2 mesi esatti compio 36 anni ed è un’età dove qualche somma in effetti si può tirare. Oggi sono esattamente dove vorrei essere: sto scrivendo sul mio wine blog a Monte Isola, la stupenda isoletta nel cuore del Lago d’Iseo dove vivo con mio marito Francesco e il mio vecchio volpino Paco. Faccio il lavoro dei miei sogni e non per diritto di nascita: mi sono conquistata un posto di rispetto nel mondo del vino studiando tantissimo, mettendomi sempre in discussione e rimanendo concentrata anche quando il successo sembrava lontano anni luce. Dalla mia parte ho avuto mio padre che ha sempre creduto in me anche quando un progetto andava male. Mio padre mi ha insegnato che il vero fallimento è non provarci. Mio padre mi ha insegnato che io sono piena di talenti e posso arrivare ovunque. Mio padre mi ha insegnato che il vero fallimento è rimanere immobili ad aspettare che le cose arrivano magicamente da sole. Mio padre mi ha insegnato a non lamentarmi. Mio padre mi ha insegnato che se voglio una cosa devo prendermela.

Oggi non ho ancora tagliato il traguardo, ma sicuramente ho imboccato la strada giusta e ora devo solo fare un passo dopo l’altro per arrivare dove voglio. Come Donna del vino non mi sento affatto discriminata. Certo, vedo figli e figlie d’arte avere una strada in discesa rispetto a me che da anni arranco in salita. Così come vedo fenomeni che ogni giorno cercano scorciatoie per fare prima. Però mentirei se ti dicessi che in fondo me ne importa qualcosa: io come probabilmente hai capito mi faccio i grissini miei e la mia massima aspirazione è continuare a farmeli senza che gli altri me li rompano.

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Self-Made: Madam C.J. Walker e le battaglie di ieri

Madam C. J. Walker era la quinta di 6 figli e come ti ho anticipato i suoi genitori e i suoi fratelli erano schiavi che lavoravano in una piantagione della Louisiana di Robert W. Burney che possedeva migliaia di ettari e circa 60 schiavi. In concomitanza con la sua nascita entrò in vigore il Proclama dell’emancipazione e lei fu libera, anche se solo sulla carta, almeno i primi anni. Non potè studiare perchè la Louisiana era troppo povera per poter mantenere le scuole pubbliche. Negli stessi anni rimase orfana e a 14 anni fu costretta a sposarsi per sfuggire ai maltrattamenti del cognato con cui viveva. A 20 anni era già una vedova con una bambina piccola. Lavorava come lavandaia presso le famiglie bianche che non mancavano di trattarla molto male e ricordarle che non valeva nulla come donna nera lontana dai canoni di bellezza del tempo. Nel 1894 si sposò un cretino che nel giro di pochi anni cominciò a tradirla, a ubriacarsi e a sputtanare tutti i soldi nel gioco d’azzardo. Quando tornava a casa trovava il tempo per menarla. Uscì difficoltosamente da questa relazione nel 1903 e perse quasi tutti i capelli, tra stress e mancanza di acqua corrente per lavarsi regolarmente. Dopo un periodo di grande insicurezza provò una pomata magica che le curò il cuoio capelluto e i capelli cominciarono a ricrescere. Da lì decise prima di vendere il prodotto che l’aveva salvata, poi di creare il suo prodotto. Dopo una serie di battaglie, tra cui quella col terzo marito C. J. Walker che l’aveva tradita con una sua agente, riuscì a trasformare il suo laboratorio nel sotterraneo di casa in una grande industria e alla sua morte nel 1919 aveva un patrimonio di 600.000 dollari, pari a 6 milioni di euro oggi.

madame c j walker self made

Self-Made: le battaglie di oggi

Il mio invito a tutte le donne è quindi a essere come Madam C. J. Walker e a lottare per elevare la nostra “razza” o, per meglio dire, il nostro genere. Razza è una parola bruttissima che è ora di cancellare per sempre dal vocabolario. Nel 1900 la felicità era avere una pelle chiara e dei capelli setosi, un tempo sufficienti – a certe latitudini- per riempire il piatto. Oggi essere felici è un qualcosa di assai più complesso, ma i tempi sono cambiati e con loro anche i mezzi a nostra disposizione.

Non è importante quale sia il tuo sogno, quale sia la vita a cui aspiri. L’importante è che la persegui ogni giorno rimanendo sempre indipendente economicamente ed emotivamente. Non aspettare che un uomo ti salvi o ti faccia da stampella: questo è il primo segreto per l’infelicità. Io sono felice di essermi sposata, ma la mia felicità non dipenderà mai da mio marito. Mio marito è la persona con cui voglio invecchiare condividendo l’ordinario e lo straordinario. Mio marito è la persona con cui voglio dividere i dispiaceri e moltiplicare le gioie. Ma la mia realizzazione non deve dipendere da mio marito. Nessuna donna dovrebbe sentirsi realizzata solo perchè è sposata o ha messo al mondo un figlio: sono retaggi antichi che è ora di superare.

Quello che deve realizzare una donna è avere un marito che la ama e la rispetta con cui costruire eventualmente una famiglia più o meno numerosa. Quello che deve realizzare una donna è avere un lavoro che la rende indipendente economicamente e di conseguenza libera di stare in una relazione per desiderio e non per necessità. Quello che deve realizzare una donna è avere una passione che può eventualmente trasformare in un lavoro, ma non per forza. Quello che deve realizzare una donna è coltivare dei rapporti profondi, intimi, con altre donne. Senza invidie o gelosie perchè quelle sì sono il secondo segreto per l’infelicità.

Siamo tutte figlie di questo tempo e siamo tutte nella stessa barca. Anzi no, non saremo mai nella stessa barca perchè la famiglia in cui siamo cresciuti ci ha fatto partire da punti diversi. Ecco, questo è un qualcosa che possiamo davvero solo accettare. Capito questo sta a noi definire il riflesso che vogliamo vedere ogni giorno allo specchio. Ogni donna ogni giorno dovrebbe impegnarsi ad essere la versione migliore di sé stessa senza sprecare un minuto per cercare di svilire un’altra donna. Mi viene in mente il detto che noi donne non ci vestiamo per piacere a noi o agli altri uomini, ci vestiamo per non farci criticare dalle altre donne. Che brutta cosa! Ogni donna deve essere libera di essere sé stessa. Quando sento nel 2021 frasi tipo: “lei è lì solo perchè è figa e ha le tette” mi viene la pelle d’oca. Mi fanno rabbrividire quando le sento da un uomo, ma ancor di più quando le sento da un’altra donna. Io ho una taglia 3C e sono tutto fuorché tettona, ma se volessi più tette basterebbe rifarsele no? Le tette non mi rendono né unica né speciale, a meno che io non voglia fare la Pornostar o la modella di intimo. Sicuramente una bella presenza è un aiuto in qualsiasi campo, ma un vantaggio, piccolo o grande che sia, non è sufficiente per vincere la partita. Che partita vogliamo giocare poi?

Smettetela, smettetela e ancora smettetela di guardare come sono vestite/truccate/acconciate le altre donne e criticarle per sentirvi migliori. Sentitevi migliori per come perseguite i vostri sogni, ma rimanendo ben salde a terra e sentendovi sempre grate di ciò che avete. Siamo nel pieno di una pandemia e ci sono femminicidi ogni giorno, oggi avere un lavoro stabile che vi consente di pagare una casa, le bollette e i pasti è già il primo lusso. E se lo date per scontato siete solo delle bambine viziate e capricciose che poco combineranno nella vita. Le grandi donne come Madam C. J. Walker per scontato non davano niente: né il benessere economico né l’amore. Ed è per questo che sono state capaci di riscrivere la storia.

chiara bassi sommelier wine blogger

Self-Made Woman: per la Festa della Donna cosa ho stappato?

A questo punto posso stapparmi una bottiglia e dedicare un brindisi a tutte le Donne che ogni giorno lottano per costruire la loro vita. Ho scelto un vino con una bella etichetta rosa, anzi fucsia, ma il vino non è rosé… va bene lo stesso? Arunda Extra Brut Metodo Classico Cuvée Marianna sboccatura settembre 2016. Che meraviglia! Che io adori le bollicine altoatesine non è un segreto…

Viene elaborato da uve chardonnay 80% e pinot nero 20%. La vinificazione è in acciaio e barrique di rovere, riposa sui lieviti 60 mesi. Dosato 4 g/l, 13%vol, 8.000 bottiglie prodotte ogni anno e un costo di circa 24€. 

Come per quasi tutti i vini anche di questa etichetta ne ho ricevuti due campioni, stessa sboccatura. Per questo sono felice di condividerti prima la degustazione che ho fatto nell’ottobre 2017 e ho inserito all’interno della mia Guida Vini Spumanti e poi quella di oggi. Trovo assolutamente interessante e necessario capire la capacità di un vino spumante metodo classico di evolvere in bottiglia.

Cuvée Marianna, Arunda Alto Adige Extra Brut sboccatura 09/2016 degustata ottobre 2017

Come l’ho versato nel bicchiere sono stata colpita dal perlage davvero vivace e perfetto per finezza, numero e persistenza. Al naso bellissimi profumi di vaniglia, croccante di nocciole, spremuta di arancia e strudel di mele appena sfornato. In bocca è piacevolmente fresco e sapido, molto intenso, a tratti “aggressivo”, persistente e importante. Da abbinare a salumi anche molto grassi e saporiti.

Cuvée Marianna, Arunda Alto Adige Extra Brut sboccatura 09/2016 degustata marzo 2021

Si presenta giallo paglierino carico con riflessi oro brillante. Perlage finissimo, numeroso e persistente. Versato nel calice sembra sboccato “ieri”. E per me che sono un’amante delle sboccature datate questo è già partire molto, molto bene. Al naso è un tripudio di miele, croccante di mandorle e frutta secca in generale, torta alla frutta con crema pasticciera, scorza d’arancia candita, burro e rose essiccate. In bocca è coerente, sapido, freschissimo, con una bollicina ancora croccante e molto persistente. Perfetto da solo, l’abbinerò stasera con l’orata ripiena di frutta secca e arancia!

Cheers a tutte le Donne con la “D” maiuscola e a tutti gli uomini che le trattano come regine.

Chiara

P.S. Se vuoi leggere il pezzo di Ziliani sul Comunicato di Elisa Gubellini per la festa della donna clicca QUI.

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