Ho deciso di “rispolverare” questo reportage che ho fatto nel 2012 per un altro magazine… perché il Porto è un vino che mi sta molto a cuore! In questo articolo voglio far luce sull’intricato mondo dei Porto che, indovina un po’, non sono solo Ruby e non li produce solo Sandeman! Buona lettura! 🙂

“Il vino è la luce del sole tenuta insieme dall’acqua.” Galileo Galilei

“Nueves meses de invierno y tres de infierno”, l’antico detto castigliano riecheggia tra le labbra secche degli storici abitanti dell’alta regione del Douro, madre naturale del celebre Vinho do Porto.  Ad oltre 100 km ad est della città di Oporto, in una terra difficile ed inospitale modellata dal fiume Douro, sorge una regione carica di fascino, i cui aspri pendii sono accumunati da stretti terrazzamenti che “impongono” al suo eroico popolo la raccolta a mano delle uve che lo abitano.

La parola vino deriva dal verbo sanscrito vena, così come il nome latino della dea Venere, e significa AMARE. Del resto, il suo viaggio dalle mani di chi ne tocca i dolci acini, fino alle labbra di chi ne sa apprezzare le sfumature, non è forse carico di passione?

Nell’immaginario collettivo il Porto è un vino rosso, piuttosto alcolico e dall’aroma fruttato e pochi sanno che questo è il Ruby ed è solo uno degli 11 tipi di Porto riconosciuti e regolamentati dall’AEVP, l’Associação das Empresas de Vinho do Porto. Durante il mio viaggio ho assaggiato tutti i diversi tipi di Porto, concludendo che per il mio gusto personale  il Colheita è quello che, davvero, riesce a farmi emozionare fino alle viscere. Se accompagnato da Coltrane o Piazzolla è  capace di regalarmi attimi di piacere unici. Ho visitato anche il Museo del Vinho do Porto, ma non mi ha entusiasmato anche se ho appreso qualche nozione interessante e mi è piaciuto molto il video che riproduceva la costruzione delle tipiche imbarcazioni con cui il vino giungeva a Porto per invecchiare dalla regione dell’Alto Douro, patria naturale di questa bevanda.

porto museo del vino

Il vinho do Porto si può, un po’ imprecisamente, definire un’invenzione nata da un’esigenza inglese. Tra il XVII e il XVIII secolo il clima di tensione tra Inghilterra e Francia bloccò le esportazioni del vino di quest’ultima e gli inglesi dovettero “ripiegare” sui vini Portoghesi. Da qui iniziarono i commerci e iniziò la storia di molte Cave do Porto, che portano tutt’oggi i nomi dei loro fondatori d’oltremare. Il trasporto più lungo però causava problemi di tenuta ed i vini che arrivavano in Inghilterra, pur partendo da un’ottima base di partenza, non potevano certo competere con quelli francesi a cui erano abituati. Dall’esigenza di bloccare la fermentazione e quindi migliorare la tenuta del vinho, l’idea di fortificarlo prima con del Brandy, oggi con l’acquavite prodotta dalle stesse uve, dopo 1-3 giorni dalla raccolta, preservando l’elevato contenuto zuccherino tipico del Porto.

Di questa Capitale del Nord abbracciata dalla furia dell’Atlantico, così mistica e riservata, ti racconterò il carattere e l’astuzia con cui ha saputo sfruttare una ricchezza che non possiede, ma l’ha resa celebre in ogni parte del mondo: il vinho do Porto. E lo farò dal punto di vista delle sue cantine, volti capaci di raccontarti la stessa storia con espressioni diverse.

Considera che questo reportage è stato scritto circa 3 anni prima che Perlage Suite nascesse per un’altra testata giornalistica, quindi troverai uno stile diverso dagli altri articoli del mio wine blog… e all’epoca dovevo ancora cominciare il corso Sommelier! Ah, le foto fanno pena… ma ai tempi non avevo né lo smartphone né una macchina fotografica decente (son passati quasi 10 anni!).

Porto: un viaggio nella diversità attraverso 9 cantine

Porto Taylor’s: l’opulenza che non c’è

Degustazione Extra White Branco, LBV, 10 years old e 20 years old tawny. Nella parte alta di Gaia, in un punto sicuramente dominato da un panorama molto suggestivo,una cantina che, a mio parere, ha giocato molto più su un’estetica opulenta che su una ricerca di qualità. Personale imbellettato accoglie turisti affascinati più da un packaging ricercato che da un contenuto di valore. Nella sala degustazione un grande tendone colorato, puntato all’apice con una porzione di botte in cui è stato ricavato il marchio di Taylor’s circondato da punti luce, che ricorda più un circo che una cantina storica, distoglie l’attenzione dai particolari. Le sedute invece mi sono piaciute molto: tavolini e sgabelli ricavati da piccole botti di rovere molto curati. Piacevole anche la vista su un giardino molto ben tenuto ed abitato da variopinti pavoni che in primavera si tinge dei colori dei fiori che lo animano. I prezzi della degustazione sono assolutamente nella norma purchè non decidiate di accompagnarla con un cioccolatino (3.00 € e non ne vale assolutamente la pena!) od un pezzo di formaggio, con quest’ultimo si sfiora davvero il ridicolo: 5.90€ per una fettina in una busta di plastica sigillata ermeticamente tirata fuori da un cassetto dietro all’elegante bancone. Forse sarò schiava della perfezione, ma sinceramente l’ho trovata imbarazzante. Per quanto riguarda ai vini, anche qui poca sostanza se non si punta direttamente sugli old tawny. Il 20 years old è molto piacevole, con note di tabacco, frutta secca e spezie sprigionate da un vinho con un colore piuttosto ossidato e caldo, tendente al topazio imperiale, davvero notevoli. All’uscita della sala degustazioni, dopo un breve vialetto di limoni, trovate l’ingresso del ristorante panoramico incorniciato da colonne doriche.

porto taylor s

Porto Que Veda: la trappola turistica

Se vi capiterà di fare anche un solo viaggio con la funicolare, vi verrà probabilmente regalato un buono per una degustazione in questa cantina. Personalmente non riesco a capire l’ottica con cui questo accade: il turista medio ha pochissime nozioni sul vinho do Porto e si ritrova in una sala allestita con qualche botte di aspetto discutibile al piano terra, e in una sala da degustazione davvero orribile al primo piano. Venditrici compulsive ti invitano a scoprire la “storia della cantina e del vinho do Porto” in pannelli appesi al muro che presentano poche righe in diverse lingue e non hanno nulla da raccontare. Alla fine un piccolissimo assaggio a scelta tra l’extra dry, il Rosè, il fine Ruby ed il fine Tawny, di cui l’unico salvabile è il fine Ruby. Per degustare gli altri vini ovviamente si paga, ma dato la qualità di questi, la tristezza del luogo e “l’aggressività” del personale addetto alla vendita sono letteralmente scappata senza andare oltre.

Porto Ramos Pinto: il bacio diVino

Degustazione Expert: LBV, Vintage ’07, 10 years old, 20 years old, 30 years old. Un edificio elegante di colore chiaro si staglia sulla riva del Douro di Gaia e custodisce un tesoro di inarrivabile bellezza: sono gli uffici di Ramos Pinto. In realtà non sono aperti ai visitatori, ma ammetto che intrufolarmi è stata una delle cose più sagge che ho fatto: le azulejos sono davvero splendide. All’uscita, subito a destra, un patio in salita vi conduce alla sala degustazioni, dove è anche presente un piccolo shop (ho comprato una shopping bag e una stampa con la tipica immagine della cantina). Tutto è curato ed elegante, i motivi mi ricordano la Parigi secessionista. Il packaging da Ramos Pinto è uno stile di vita: sempre puntuale, preciso e ricercato. Ho fatto una degustazione di Vinho do Porto Expert (appena 16€ per 5 meravigliosi calici di altissima qualità) che comprendeva un LBV che colpiva per le sue note di cacao, un Vintage 2007 che sarebbe stato perfetto per il miglior Stilton, un Tawny 10 anos in cui sentori di noce predominano su tutto, un Tawny 20 anos davvero meraviglioso, il migliore di tutta la degustazione, dal colore ossidato,  molto chiaro e dai riflessi dell’occhio di gatto e dai sentori di nocciole e miele. Abbiamo finito con un Tawny 30 anos in cui alle note di frutta secca è prevalso il tabacco, i tannini sono sfumati ed una leggera acidità  avvolge la lingua. Semplicemente prezioso.

porto ramos pinto

Porto Kopke: l’annata perfetta

Degustazione Fine Tawny e Colheita 1998. La più antica cantina di Porto è stata fondata da una famiglia tedesca nel 1638 ed attualmente è famosa per la sua colheita. Personalmente l’annovero nella mia personale Triade delle cantine migliori di Porto. E meravigliose anche le bottiglie scritte ancora a mano. Essenza e sostanza.  Siamo entrati in una sala degustazioni piuttosto spartana ma ordinata, ci hanno servito un Fine Tawny e un Colheita 1998 abbinati a cioccolato pregiato davvero superiori. Il colore del Colheita quasi amaranto mi incantava, il profumo di nocciola e quel gusto perfetto dove il miele si fonde con fichi maturi mi ha inebriato la lingua. Un’esperienza mistica che ho deciso di ripetere anche a casa acquistandone un paio di bottiglie. Da meditazione.

Porto Messias: l’età della speculazione

Degustazione 10 years old tawny. Di questa cantina mi ha colpito la capacità di giocare sull’età delle persone per vendere vino piuttosto che sulla sua qualità. Ovunque potete trovare bottiglie con sopra il vostro anno di nascita ed il consumatore inesperto può essere affascinato da questo lato emozionale per completare il suo acquisto. Ammetto che il mio primo Porto sulla terra dei conquistatori è stato proprio un Messias Tawny 10 anos gustato a Viana do Castelo, città dell’estremo nord portoghese a cui si accede grazie al ponte in ferro progettato dallo stesso Eiffel a fine ’800, ricca di storia, architettura, e dalla quale, percorrendo appena 5 km verso nord, si può raggiungere Ingreja S. Luzia, dalla cui cupola ammirare una delle viste più belle del mondo. In un’enoteca nuova e curata, con un proprietario terribilmente affascinante di cui ricordo perfettamente la linea del naso, ho assaggiato questo Porto di mediocre qualità capace di convincermi unicamente perché non avevo ancora bevuto altro. Fondata nel 1926, questa giovane cantina, non ha troppo da regalarvi se non un bel souvenir da offrire alla polvere delle case che vi abitano.

Porto Barros: Precisione senza emozioni

Degustazione reserve tawny e prosciutto affumicato. Un Tawny Reserva poco interessante assaggiato insieme ad un delizioso prosciutto affumicato tagliato a coltello in un bel locale testimonial di Barros in centro città. Incapaci totalmente di darmi emozioni.

porto barros

Porto Ferreira: La donna che superò l’uomo

Della leggendaria figura che fece la storia del vinho do Porto, Dona Antònia Adelaide Ferreira, si possono ammirare i suoi vini da tavola: ho bevuto un Douro Branco davvero meraviglioso, acidulo e floreale come il nostro Traminer. Peccato tuttavia che non possa dire la stessa cosa per il suo Fine Ruby, in assoluto la cosa peggiore che io abbia mai assaggiato nel corso della mia vita, tanto che l’ho dovuto lasciare nel calice. Niente di eccezionale anche il Branco Reserva, decisamente indegno della storia che tanto si sforzano di raccontare. La cantina tuttavia merita una visita (quella base parte da 5.00€ e comprende due degustazioni, mentre quella top costa 16.00€ e comprende 5 degustazioni in una intima sala decorata con splendide azulejos), una guida portoghese vi racconterà la leggendaria vita di questa donna che fu capace di mettere i piedi in testa a tanti uomini nel fiero Portogallo di circa due secoli fa, conducendovi in mezzo a botti di legno davvero enormi, magnifiche, tutt’ora utilizzate, dove l’umidità scivolosa dei pavimenti un tempo percorsi probabilmente da cavalli od asini vi farà rivivere un pezzo della storia della città.

porto ferreira

Porto Quinta do Noval: l’anima della globalizzazione

Degustazione Reserve Ruby. Di Noval, molto conosciuta all’estero, con oltre due secoli di storia, capace di definire la classificazione delle bottiglie di Tawny adottata poi anche dagli altri produttori, ricordo un piccolo shop per l’anima economica di questa cantina sulla riva del Douro. In un ambiente “senza infamia e senza lode”, piuttosto buio e non particolarmente ricercato, potrete bere un Reserve Ruby che definirei commerciale, tendente al Sandeman per capirci. Insomma, è come mangiare italiano all’estero. Del resto, se in Italia mangi cibo messicano senza essere mai stato in Messico, non ne capisci la differenza.

Porto Burmester: la tradizione rinnovata

Degustazione Lagrima, Ruby Reserva “Sottovoce”, Fine Tawny e 20 years old tawny. Altra cantina nella mia personale triade delle migliori (insieme a Kopke e Ramos Pinto), Burmester è una tappa obbligatoria per chi ama il vinho do Porto. Qui tradizione ed innovazione si fondono in una miscela perfetta, originando vini carichi di passione. In una penombra davvero romantica, antiche carrozze si stagliano sul Douro. Si respira davvero l’amore per il lavoro, rimasto intatto col trascorrere degli anni. In assoluto è la cantina che, nel complesso, ho amato di più. Come qualità se la gioca con Kopke, altro eccellente vinho do Porto, ma se aggiungiamo la sincera voglia che hanno di farti capire le origini del loro prodotto, nonchè la qualità della degustazione, del video esplicativo (doppiato in italiano) e la bellezza del luogo, hanno assolutamente il primo posto. Imperdibile il fine Tawny e il Lagrima, ma davvero deliziosi anche il Sottovoce (Ruby Reserve) e il 20 year old Tawny.

porto burmester

E tu conosci qualche cantina di Porto o qualcuna di queste cantine? Cosa ne pensi? Scorri la pagina e lasciami un commento!

Cheers 🍷

Chiara

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