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Oggi ho letto – un po’ in ritardo, lo so – questo articolo di Intravino dedicato a “Quer pasticcio brutto della gonna per sommelier (con tanto di querela FIS annessa)”. Un pezzo di Tommaso Ciuffoletti che ho trovato molto intelligente e scorrevole su una polemica che, a mio avviso, non aveva proprio senso di nascere. Dato che di cronaca e di opinioni sulla vicenda ne hanno già scritto lui, Jacopo Cossater (Intravino), Lara Loreti (La Repubblica), Nicola Porro e altri, mi limiterò a condividerti questa riflessione in punta di penna sulla divisa sommelier e – più in generale – sulla divisa come concetto.

Divisa sommelier: partiamo dalla sintesi della vicenda come base del ragionamento

Una ragazza statunitense di origini giapponesi di 32 anni, Nicole Hesslink, sta seguendo i corsi sommelier nelle Marche e ha chiesto di poter indossare i pantaloni invece della gonna per la divisa della sua associazione (la FIS). La FIS le ha risposto – in sintesi – che la divisa ufficiale prevede la gonna per le donne e pertanto o se la mette o può andare a mangiare tofu e a farsi selfie altrove. La ragazza ha “denunciato” pubblicamente tutto con tanto di screenshot sui social, la FIS l’ha querelata per diffamazione e la notizia ha tirato su un gran polverone dove tutti stanno discutendo del sesso degli angeli a fronte di 5 minuti di notorietà. Del resto con la guerra in Ucraina, la siccità, il Covid, il vaiolo delle scimmie, il problema del gas e le elezioni imminenti – tanto per dirne qualcuna – i giornali nazionali non hanno altro di meglio di cui occuparsi di questa caciara.

Non fraintendermi: l’argomento divisa sommelier per me è assai interessante, ma non ho letto un solo articolo che ha affrontato una questione che sicuramente tira meno del sessismo, ma è alla base di tutti i ragionamenti che farò in questo articolo. Il rispetto delle regole.

Facciamola semplice semplice: i miei genitori non hanno mai voluto che prendessi un cane fin tanto che vivevo in casa loro. Era casa loro e – giustamente – le regole le facevano loro. Se non ero d’accordo andavo a vivere per conto mio e potevo comprare anche un procione se mi aggradava. Infatti sono andata a vivere da sola e nel giro di pochi mesi è arrivato Paco, il mio adorato quindicenne volpino della Pomerania. Ma di questo ne parliamo tra un attimo.

Laura Donadoni divisa sommelier ais fis FISAR

Divisa da sommelier: sessismo & …

Quando si tratta di buttarla in sessismo e violenza sulle donne, Laura Donadoni è sempre pronta a cavalcare l’onda – con la gonna e in questa foto in cui è davvero bellissima – (se te lo sei perso, ti invito a leggere questo articolo che ho dedicato alla violenza sulle donne dopo lo sproloquio vittimastico dell’Italian Wine Girl con l’ormai disperso Franco Ziliani). E con lei altre signorine più o meno popolari con tanta voglia di protagonismo. Eppure io non riesco a vedere del sessismo nell’operato della FIS. Come sempre vorrei partire dalla definizione di Treccani:

Sessismo. Termine coniato nell’ambito dei movimenti femministi degli anni Sessanta del Novecento per indicare l’atteggiamento di chi (uomo o donna) tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile e la conseguente discriminazione operata nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale; anche, con sign. più generale, tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza.

Quindi, dal momento che qui parliamo di un pezzo (o più) di una divisa e non della possibilità di ricoprire un ruolo piuttosto che un altro all’interno dell’associazione (FIS, Tizio, Caio, Sempronio) e nemmeno della possibilità di esercitare la professione del sommelier, parlare di sessismo mi sembra quantomeno allucinante. Piuttosto disquisiamo insieme sul concetto di divisa che è assai più gustoso e intrigante.

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Divisa sommelier: e la diffamazione?

Ho detto che parlare di sessismo è assurdo, ma anche la querela esposta dalla FIS per me non è da meno. Non credo proprio che si possa dire che Nicole Hesslink abbia diffamato l’associazione nei suoi post su Instagram, piuttosto si può affermare con ragionevole certezza che ha commesso una leggerezza pubblicando gli screenshot non autorizzati delle mail intercorse tra lei e la FIS (anche se con il mittente coperto l’associazione era comunque riconoscibile).

Credo pertanto che la FIS aveva tutto il diritto di darle un (metaforico ovviamente) calcio volante triplo carpiato, ma a farle causa hanno esagerato e – per me – potevano bellamente risparmiarselo e bersi una buona bottiglia alla sua salute.

Divisa da sommelier: gonna o pantaloni?

Che io sia figlia dei manga giapponesi – e in particolare di Sailor Moon, Una ragazza alla moda, Piccoli problemi di cuore… – e dei drama coreani – Goblin, Boys over flowers, Cindarella and four knight… – dove vedere una ragazza senza divisa è più raro di bere un vino naturale senza puzze di sorta non è un mistero. Ho sempre desiderato indossare una divisa scolastica che fa tanto college e pertanto di base non ho un’avversione per le divise (carine). Nella vita reale però ho indossato solo la divisa del mio Circolo Tennis e la divisa AIS che, a mio avviso, non hanno il fascino della divisa alla marinaretta orientale. Io la divisa AIS l’ho sempre portata con la gonna e la cravatta, il foulard non l’ho nemmeno mai comprato. Adoro le cravatte, sia sugli uomini sia sulle donne. Comunque partiamo con un’altra definizione sempre di Treccani:

Uniforme. Particolare foggia d’abito, detta anche divisa, che serve a distinguere chi la indossa indicandone l’appartenenza a un determinato corpo, a una determinata categoria, e anche, eventualmente, il grado e la funzione che egli riveste all’interno di quel corpo.

Divisa sommelier

La divisa quindi ha due funzioni principali:

  • elemento riconoscitivo, ovvero far sì che la categoria e/o il rango del soggetto sia immediatamente riconoscibile agli occhi di chi lo guarda;
  • elemento di uniformità, ovvero far sì che lo status sociale/economico del soggetto non sia immediatamente riconoscibile agli occhi di chi lo guarda.

E poi io aggiungerei anche una funzione estetica perchè diciamolo: non tutti hanno proprio buon gusto nel vestire o quantomeno sono avvezzi al concetto di decoro. Pertanto la divisa serve anche come elemento di tutela del luogo e del contesto in cui il soggetto si inserisce.

Dress code. Codice di abbigliamento, insieme di regole per combinare in modo opportuno e corretto i capi di abbigliamento secondo le diverse situazioni. (Treccani)

Legittimo quindi che FIS – a casa sua – chieda alle signorine di indossare la gonna, esattamente come accade alle assistenti di volo e in altre mille professioni. Mi risulta che in Scozia avvenenti maschietti portino la gonna – il kilt, pardon –  senza scomodare la loro virilità. Si chiama dress code, codice di abbigliamento, che è richiesto in un certo luogo dal “padrone di casa”. Nota bene: il dress code è noto fin da prima di decidere di presenziare a un certo evento o iscriversi a una certa associazione. Quando si completa l’iscrizione – come accade in qualsiasi transazione online e offline – si accettano i termini e le condizioni del “negozio” da cui si sta comprando. Se Nicole si è iscritta senza leggere il regolamento, è suo diritto lasciare la FIS e cambiare associazione (come in effetti ha fatto andando in FISAR), ma non deve dare la colpa al negozio dove ha comprato di avere regole che a lei non piacciono. E sia chiaro, non piacciono nemmeno a me: trovo assurdo che nel 2022 ci siano ancora le divise che impongono la gonna per le donne e i pantaloni per gli uomini. A quando la libertà per un uomo di indossare la gonna e per la donna di indossare i pantaloni? Ah, è una questione estetica dite… vabbè! 😄

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Quanto alla FIS consiglio piuttosto di cambiare questa pagina sul loro sito web ufficiale che – per il mio umilissimo parere – lede molto più l’immagine dell’Associazione rispetto all’inutile polemica di Nicole. 

Diffidate dai falsi sommelier!

I nostri Sommelier hanno effettuato il più importante Corso di Qualificazione Professionale al mondo, sono aggiornati costantemente.

Al di là di un uso della lingua italiana quantomeno discutibile, chiedo cortesemente a un membro “di alto rango” di FIS di dirmi chi ha “battezzato” il corso FIS come “il più importante Corso di Qualificazione Professionale al mondo”. Cioè, noi di AIS, Fisar & Co. abbiamo fatto per caso un corso da sommelier per caciottari?

Sarò sincera, a me non è mai passato per la testa che il corso da sommelier AIS fosse il migliore – e di conseguenza insinuare che gli altri corsi sono di livello inferiore – anche se io sono assolutamente orgogliosa di essere sommelier AIS e rifarei tutt’oggi questa scelta altre mille volte.

E poi chi sarebbero i “falsi sommelier”?

Divisa sommelier ais fis FISAR corso da sommelier

Con questo articolo voglio ricordare a tutti che noi sommelier – di qualsiasi associazione – abbiamo scelto di essere sempre umili e curiosi.

Con questo articolo voglio ricordarti che la scelta di AIS, FISAR, FIS e di qualunque altra associazione non dovrebbe essere un motivo per dividerci o per fare “cori da stadio”.

Siamo tutti sommelier.

Siamo tutti appassionati di vino.

Siamo donne e uomini che, per professione o per hobby, abbiamo scelto di metterci a servizio della cultura del vino. Ognuno di noi con i nostri talenti, i nostri limiti, i nostri sogni.

Quanto alle regole se ci sono vanno rispettate, anche quelle che non ci piacciono.

Se per noi rispettare una regola non è accettabile è assolutamente lecito e in nostro diritto andarcene altrove: nessuno ci obbliga ad appartenere a un’associazione e siamo sempre liberi di non farne più parte.

Il sessismo però lasciamolo a casa… per rispetto di tutte quelle donne che nel 2022 ancora ne sono vittime.

Vittime vere.

Cheers 🍷

Chiara

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