Mi ero ripromessa di finire questo articolo domenica perchè attualmente sto studiando per l’esame di Storia dell’Enogastronomia (fammi un bel “in bocca al lupo”, ho l’esame il 14 gennaio!), tuttavia dopo aver scritto questo articolo “Donne del vino e critiche: mi avete davvero rotto i … grissini!” e aver assistito a un tam tam inaspettato sui Social Network devo aggiungere ancora qualcosa. Per me la situazione è sfuggita di mano a tutte. State immolando Ziliani sull’altare di un femminismo di cui onestamente mi sto vergognando. E mi sto vergognando da Donna. Mai, e sottolineo mai, soprattutto con i diverbi – anche accesi – del passato avrei pensato di scrivere un articolo che qualcuno potrà leggere come una difesa di Franco Ziliani. Oltretutto questa riflessione casca a fagiolo perchè non più tardi di una decina di giorni fa ho discusso animatamente con mio marito Francesco sulla situazione della donna e nel dettaglio sulle terribili, e ancora una volta imbarazzanti, quote rosa.

Allora, che Franco Ziliani abbia scritto un articolo provocatorio e a tratti “triste” utilizzando espressioni che poteva evitare sai già che lo penso. E lo sa anche lui che lo penso. A me oltretutto dispiace perchè l’oggetto della critica – corretta e legittima perchè è stata davvero una supercazzola quella sparata da Laura Donadoni – è passato in secondo piano. E se qualcuno mi ha obiettato che non si può valutare la competenza di una persona da un solo argomento rispondo che A) se di un argomento non so sto zitta che garantito ci faccio più bella figura e B) il ruolo dello zucchero nel vino è qualcosa di fondamentale, una di quelle cose che va sapute e basta. Nessuno sa tutto, il mondo del vino è davvero ampio. Tutti dobbiamo imparare e tutti impareremo ogni giorno che passa qualcosina di più. Un conto però è non conoscere un vitigno, un vino o un produttore… e un conto è non sapere come funzionano la vinificazione e il vino.

“Se costei è davvero, come la definiscono persone in vena di comicità la “Italian wine ambassador” come pensare che il vino italiano abbia un futuro se non tragico?”

Dall’articolo di Franco Ziliani Altro che Maroni e Gardini, la vera immaginifica del vino è l’Italian wine girl!

Ecco, la parte “come la definiscono persone in vena di comicità” per me è sbagliata e denigratoria. Che però un giornalista abbia dei dubbi sul futuro del vino italiano se una persona che viene definita “Ambasciatrice del vino italiano nel mondo” non conosce il funzionamento dello zucchero nel vino e nel processo di vinificazione per me è più che lecito.

Il blog di Franco Ziliani è uno dei blog sul vino più letti d’Italia. Quindi, come ho già scritto, Franco per me dovrebbe usare toni più “galanti” e meno polemici e non solo quando si rivolge a una donna bensì quando si rivolge a tutti quelli che non condivide. Non solo le donne, ma anche gli uomini vanno tutelati. A questo punto però torno al discorso che facevo sulla pasta, della domanda e dell’offerta: se il blog di Franco Ziliani è uno dei più letti significa che piace. Esattamente come la pasta Barilla o le tette su Instagram. Quindi per me chi fa numeri ha ragione e basta. Franco Ziliani fa numeri facendo polemica. In Italia la polemica piace o la TV non sarebbe piena di programmi spazzatura con celebrolesi urlanti. Almeno nel blog di Ziliani ci sono anche contenuti interessanti, tra un cinico sarcasmo e l’altro, cosa che in TV trovo di rado… e forse per quello mi limito a guardare film su Netflix. Allo stesso modo le Wine Influencer che fanno numeri mostrando cm di pelle. Domanda e offerta in cui tutti hanno ragione. Fine.

Siamo in un’epoca dove chi ha il potere dei numeri – meglio ancora combinati al possesso di dati sensibili – comanda il mondo. Per chi aveva ancora un dubbio, Facebook ha dimostrato di essere superiore al Presidente degli Stati Uniti d’America bloccando il profilo di Trump fin tanto che il neo eletto Presidente Biden si sarà insediato. E c’è qualcuno che ancora vuole star qui a far della filosofia su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato? Chi fa numeri ha in mano il potere. Chi ha in mano il potere ha ragione, anche se non siamo d’accordo o non ci piace. Ed è ora che ce lo mettiamo tutti in testa.

Franco Ziliani sbaglia, e di grosso anche, quando – non considerando il peso che una sua parola può avere anche solo per la molteplicità di persone che la leggono – distrugge la reputazione di una persona o un’azienda. E non mi riferisco tanto a questo caso specifico. Io, nel rispetto delle cantine che sono fatte di persone, se mi arriva un vino pessimo semplicemente lo ignoro. Non mi piace considerare il mio blog uno spazio dove dare sfogo ai miei più bassi istinti di distruzione. E fidati che, di tanto in tanto, vengono pure a me. Dietro un vino c’è il lavoro di almeno una famiglia, a volte di più famiglie, a volte di tantissime famiglie. L’intelligenza si dimostra anche  rispettando questo lavoro, ricollocandosi sul pianeta Terra dove il nostro parere di esperti non è la Parola di Dio. Anche se io sono atea, ci siamo capiti. Quello che a me non piace può piacere a un consumatore meno esperto che – di conseguenza – sarà il giusto target di quell’azienda. Ieri ho degustato una serie di vini, uno di questi era a dir poco imbarazzante. Il nome non me lo estorcerai mai.

Da qui però a definire l’articolo di Franco Ziliani una violenza sulle donne ne passa di vino nei bicchieri! Leggo il blog di Franco Ziliani da quando faccio la wine blogger – ovvero dal 2014 – e ti posso assicurare che lui spara a zero su donne e uomini in egual misura, quindi sicuramente non è sessista. Al più pecca di presunzione quando a priori considera una persona più giovane di lui meno preparata. Ecco, questo di Franco onestamente mi fa arrabbiare: la mia esperienza non è fatta dagli anni che ho – e sono comunque già 35 – ma da ciò che ho studiato e bevuto. Tanto per farla semplice, a prova di duro di comprendonio: tu preferiresti farti operare al cuore da un medico di base di 65 anni o da un cardiochirurgo di 35? Avere più di 60 anni e trent’anni o più di esperienza in un qualsiasi settore non è di per sé una garanzia di competenza. La garanzia di competenza è che la persona sia preparata e si mantenga costantemente aggiornata. Poi certo, trent’anni o più di esperienza – se spesi bene – rendono quella persona particolarmente preparata. Tuttavia non dobbiamo mai giudicare a priori, su niente. Anche perchè la cultura è piena di sfumature e in questa diversità sta la sua bellezza. Le sfumature sono i nostri interessi, i nostri stimoli e questi creano un diverso approccio e una diversa sensibilità alle cose. Franco Ziliani non dovrebbe “fare la guerra” ai giovani, ma al più aiutarli a crescere come farebbe un “padre”. Già l’Italia è un Paese che tutela i vecchi e uccide i giovani, dove io devo lavorare per mantenere novantenni che sono un peso per lo Stato da più di cinquant’anni grazie alle Baby Pensioni. E perdonatemi se sono politicamente scorretta a dirlo, ma a me sta cosa fa incazzare non tanto, tantissimo. Ci manca solo che i giornalisti della vecchia guardia considerano noi giovani dei cretini a priori. I cretini non hanno età. Esattamente come gli incompetenti.

In questi giorni però ho visto spese per Ziliani critiche molto più pesanti di quelle che lui ha rivolto a Laura Donadoni. Ho addirittura letto che lui avrebbe avuto i suoi due minuti di notorietà grazie a lei. Adesso non esageriamo, al più è lei che cavalca l’onda per avere pubblicità. E sia chiaro che per me Laura fa benissimo (avrei fatto la stessa cosa): come ho già detto la pubblicità non è mai abbastanza.

“e cui recenti foto mi fanno pensare che sia profondamente cambiata dalla very charming lady che era una volta visto che è diventata magra stinca da mettere tristezza (sarà mica diventata vegana?)”

Dall’articolo di Franco Ziliani Altro che Maroni e Gardini, la vera immaginifica del vino è l’Italian wine girl!

Siamo tutti d’accordo che questo commento sull’aspetto di Laura sia fuori posto. Provo a rivolgermi le stesse parole. Di fatto è come che qualcuno scrivesse di me che sono meno affascinante di una volta perchè sovrappeso. Ohibò, non mi dire! Penso che è vero, non a caso mi sono messa a dieta! Che io sia sovrappeso e Laura molto magra è un dato di fatto, penso che lo sappiamo entrambe. Non serve scriverlo, né dircelo. Tuttavia definirlo un atto di sessismo, cyber bullismo e violenza sulle donne scusa, ma mi fa incazzare.

Posso solo dire: beate voi che la violenza psicologica o fisica non sapete come è fatta. Ho vissuto tre esperienze nella mia vita di violenza psicologica che per fortuna fanno parte ormai del mio passato. La peggiore è stata con il mio ultimo ex, perchè si è protratta nei giorni e nei mesi appena successivi alla morte del mio amatissimo padre. Il periodo della mia vita in cui sono stata più fragile. Le persone tossiche si insinuano sempre nei momenti in cui siamo più deboli e a volte uscirne è davvero molto dura perchè siamo ormai entrati nella spirale della svalutazione. Ci siamo convinte di non valere molto e meritare meno.

Oggi sono di nuovo quella di prima, anzi se posso dirlo ho forse ancora più autostima di prima. La mia salvezza è stata mio marito Francesco che mi ha ricordato cosa significa sentirsi amata e apprezzata dopo un uomo violento che mi ha demolita per ben 9 mesi facendomi sentire costantemente una merda sia sul piano fisico, sia sul piano lavorativo, sia sul piano delle prospettive future. Va da sé che lui invece è brutto sul serio, dentro e fuori, e in tempi normali – ovvero lontani dalla malattia di mio padre – non lo avrei mai degnato di uno sguardo.

Quindi scusami se non accetto che una frase di troppo scritta su un blog, pur sbagliata che sia, sia definita violenza psicologica.La violenza psicologica è un insieme di atti, parole o sevizie morali, minacce e intimidazioni utilizzati come strumento di costrizione e di oppressione per obbligare gli altri ad agire contro la propria volontà”. Ziliani non ha minacciato Laura Donadoni né l’ha obbligata a fare niente contro la sua volontà. 

Vuoi tirare fuori l’argomento della violenza di genere? Si definisce violenza sulle donne:

“Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata”.

Dalla “Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne” approvata dall’ONU nel 1993

Definire il “caso Ziliani-Donadoni” un caso di violenza sulle donne è una cosa gravissima perchè abbassa la gravità percepita della violenza sulle donne, quella vera.

Care donne, perdonatemi se dico che da quello che ho letto mi è chiaro che la stragrande maggioranza di voi non sa cos’è la violenza sulle donne. Questo mi fa molto piacere: vi auguro di restare nell’ignoranza. Tuttavia, permettetemi di farvi un breve elenco che possa illuminarvi o ricordarvi di cos’è la violenza sulle donne.

Esiste la violenza sulle donne nell’ambiente domestico esercitata attraverso minacce, maltrattamenti fisici o psicologici, botte, abusi sessuali, controllo del denaro, divieto di intraprendere attività lavorative, divieto di patrimonio, delitti d’onore e uxoricidi passionali o premeditati. E non voglio parlare dell’incesto soprattutto delle figlie minori di cui le madri sono obbligate ad essere segretamente complici.

Esiste la violenza sulle donne nell’ambiente lavorativo esercitata attraverso molestie sessuali, abusi sessuali, ricatti sessuali e stupri. Verso le lesbiche ancora oggi vengono praticati i cossiddetti “stupri correttivi”.

Esiste sulle donne nell’ambiente sociale la schiavitù sessuale, i matrimoni coatti, la prostituzione forzata, le vittime di tratta e lo stupro etnico. E non voglio parlare delle mutilazioni genitali femminili e di altre pratiche barbare.

Oltre al femminicidio che tutti conosciamo non vorrei dimenticaste anche il femminicidio sistemico che avviene ad esempio in India e in Cina. Questo si concretizza nell’aborto selettivo: le donne vengono indotte a partorire solo figli maschi perchè più desiderati e accettati socialmente. Parliamo di circa 117 milioni di bambine uccise per la politica del figlio unico fino al 2015 (anche se in alcune aree rurali il problema è presente ancora adesso) prima o dopo la nascita. Si parla di 23 milioni di aborti selettivi di cui circa 12 milioni in Cina. Di donne vittime o carnefici col cuore straziato per colpa di una stupida tradizione.

Scusa se mi allungo dicendo che una stima dice che le donne mancanti in Cina sono circa 40 milioni. Le “donne mancanti di oggi” sono le bambine mai nate tra gli anni Ottanta e Novanta, le bambine uccise subito dopo la nascita o quelle abbandonate nei primi mesi di vita. Il risultato? Si stima che entro il 2030 il 25% dei trentenni cinesi non troverà mai una donna da sposare. Ed è così che si incrementa la tratta delle donne dal povero Myanmar, dove minorenni sono vendute per cifre che vanno dai 3.000 ai 13.000 dollari.

Senza andare dall’altra parte del mondo, in Italia ogni anno migliaia di donne subiscono violenza fisica o psicologica. Le donne ancora oggi faticano a fare carriera nel contesto lavorativo a causa della maternità. La parità dei sessi nel 2021 non esiste ancora, ma non saranno né le quote rosa né il vittimismo ingiustificato a risolvere questa grande piaga dell’umanità.

Sono stata tra le prime a rispondere a Franco Ziliani dicendogli di smetterla con certe battute inutili e fuori luogo. A distanza di 4 giorni, dopo tutte le cazzate che ho letto sui Social, ci tengo a dire che io mi dissocio dalla definizione di violenza sulle donne che è stata data a quanto accaduto. Se prima è stato Franco a buttare una giusta osservazione in caciara con i suoi modi poco galanti (direi più velenosi e pieni di un inutile sarcasmo), ora siete state voi donne del vino ad aver buttato in caciara la mia risposta e quanto è accaduto a Laura. Care colleghe, care donne del vino: piuttosto rispondete a Franco con le vostre argomentazioni dimostrando che ha rotto i grissini a tutti con la sua penna velenosa.

Col cuore, da donna a donna, vi chiedo invece di smetterla di parlare di violenza. Se volete – come me – lottare contro la violenza sulle donne cominciate con il dare alle cose il giusto nome e, soprattutto, il giusto peso.

Cheers 🍷

Chiara

P.S. Il commento del produttore Favaro invece resta sessista e inqualificabile.

P.P.S. Puoi scorrere la pagina per lasciare un commento, mi farebbe piacere mi scrivessi anche qui cosa ne pensi!

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